Con Alcantara nessun sogno andrà perduto

RIMINI. La compagnia “Alcantara Teatro” è tra le più preziose per il lavoro scenico compiuto con i ragazzi e il loro festival “Filo per filo | Segno per segno”, che ne rispecchia l’anima lo attesta confermandone sensibilità, professionalità, attenzione, rigore. Un festival dedicato ai ragazzi e con i ragazzi che è giunto alla sua terza edizione ma, come tanti eventi culturali programmati in questi mesi colpiti dalla pandemia del covid-19, purtroppo non potrà avere il suo normale svolgimento.
La programmazione 2020
Ciò però non toglie nulla alla sua programmazione impostata quest’anno sul tema del “sogno”. Titolo “Ceci n’est pas un festival”, sottotitolo “In rete o nel mondo dei sogni. Messaggi poetici sulle arti e sull’adolescenza”, periodo 15-24 maggio. Poiché “Filo per Filo | Segno per Segno” oltre a essere il Festival è anche e soprattutto un percorso che dura tutto l’anno attraverso un laboratorio stabile, i suoi frutti non vanno perduti. Come sempre, seppur per un tempo limitato, ha lavorato intensamente, raccolto pensieri, iniziato a costruire gli spettacoli, riflettendo sul tema centrale del “sogno”.
Una diffusione social
Per questo ora il prodotto di tanto proficuo lavoro viene diffuso attraverso i canali social di Alcantara Teatro (Facebook e Instagram), la pagina Facebook “Filo per Filo | Segno per Segno” e il sito www.filoperfilo.it. Si tratta di messaggi poetici di breve durata, immagini, audio da ascoltare ad occhi chiusi o in cuffia, video, interviste e molto altro. Parallelamente, i sogni dei bambini invaderanno le città di Rimini e Santarcangelo tramite affissioni sui pannelli ora spogli ed è un invito a guardare il mondo con lo sguardo saggio dell’infanzia.
Gli appuntamenti quotidiani
Ogni giorno alle 11.30 protagonista il “Gufo solitario”: un video racconto a capitoli che coinvolgerà attivamente il “pubblico” che potrà scegliere passo dopo passo come continuare la storia, per rendere questo scambio il più possibile costruttivo e interattivo. Altro appuntamento fisso tutti i giorni fino al 24 dalle 15 quello con gli “Avvisi poetici” che registrano incursioni di ospiti tra cui Roberto Anglisani, maestro del teatro di narrazione; Antonio Catalano e i suoi stralunati “sognatori”, Guido Castiglia e molti altri. Alle 18.30 lo spazio è affidato al Laboratorio Stabile, tramite video o Podcast con ascolti da fare in cuffia all’ora del tramonto e ogni giornata si chiude alle 21.30 con le “Coccole della buonanotte”, protagonisti i più piccoli impegnati a instillare poesia con la loro spontaneità.
L’avviso poetico di dome
Protagonista della giornata di domenica 17 maggio è stato Luigi D’Elia, autore, attore, narratore, costruttore di scene ed educatore ambientale. Da anni conduce una ricerca tra le più interessanti in Italia sul racconto della natura, per i ragazzi e gli adulti. Ha vinto prestigiosi riconoscimenti tra cui il Premio Eolo, il principale in Italia per la ricerca nel teatro ragazzi. E i suoi spettacoli sono pietre miliari non solo nell’ambito del Teatro ragazzi.
Ne abbiamo parlato con lui.
D’Elia cosa porta in questo spazio del Festival denominato Avviso poetico?
«Leggo la favola di José Saramago dal titolo “La bambina e l’altalena” che è in sintonia con il tema del sogno scelto quest’anno da Alcantara per il Festival».
Quali sono i messaggi di questa favola scritta dal premio Nobel portoghese?
«C’è una visione particolare di sogno ed esplicita un modo speciale per stare vicino a chi opera per l’infanzia attraverso l’arte».
Cosa ha risposto quando gli amici di Alcantara l’hanno chiamata?
«Ho risposto volentieri a Damiano e agli amici di Alcantara perché è importante, soprattutto in questo momento darsi una mano, ma ho avuto un po’ di imbarazzo».
In che senso? E perché?
«Io che lavoro sempre a contatto diretto con i ragazzi e col pubblico in generale mi sento in difficoltà davanti a una telecamera e sapere che narrerò attraverso un video mi imbarazza, io non ho un grande rapporto con i video. Il teatro senza corpi davanti non esiste. Ogni parola, ogni sguardo è appoggiato a un respiro, un movimento del pubblico, a un cigolio, alla vita pulsante».
C’è però la potenza della voce.
«Sì e sulla voce non ho riserve, anzi mi piacerebbe pensare ad un progetto in cui è protagonista solo la voce senza il video. Sono convinto che la voce abbia tante cose da scoprire. La voce può toccare infinite corde».
Quindi nei suoi progetti futuri c’è qualcosa che avrà a che fare con la voce?
«Sì, sto proprio lavorando a delle esplorazioni sonore in natura, del resto io provengo da quel mondo. Lavorerò in residenza in Brianza frequentando il bosco con l’ispirazione primaria a Joseph Conrad».
La pandemia di coronavirus ha dato un’accelerazione a questo suo progetto?
«Si. La pandemia ha messo in discussione anche la produzione artistica ma io avevo già in mente di ribaltare un po’ tutto e sperimentare mettendo la natura davanti. Penso di dare voce a cose che avvengono in presa diretta in natura».
So che non può anticipare nulla però può dirci come ha vissuto questo periodo di lockdown.
«Personalmente da tempo desideravo avere un momento per riflettere, creare e così è stato. Per me si è trattato di un periodo fertile. Con Francesco Niccolini con cui lavoro da anni abbiamo scritto di getto un nuovo testo, ho ripreso a costruire sculture di carta e ho fatto molto altro».
Quindi ci sono le basi per nuove produzioni?
«Si, e tengo a dire che nella primavera del 21, come da programmi già stabiliti, e speriamo gli si possa dar corso, saremo a Mondaino in residenza sempre con Niccolini, come è già accaduto lo scorso anno, con un progetto già definito, che ha anch’esso a che fare con la natura, maper scaramanzia, dato il momento, preferisco non anticipare nulla».

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