IMOLA. Anche il commercio, come l’industria, vuole ripartire. L’appello degli esercenti, per mezzo delle associazioni di categoria, si fa sempre più pressante. Ripartenza immediata per tutti i settori e azzeramento dell’imposizione fiscale sono le parole d’ordine.
Confcommercio
«Il Governo ritiene sicuro far riprendere l’attività di industrie con centinaia di lavoratori ma impone il posticipo delle riaperture per gli esercizi commerciali, i pubblici esercizi e gli operatori del turismo: qualcosa non torna! – dice l’Ascom Imola che aderisce all’appello regionale e nazionale della stessa associazione -. Ormai non si può neanche più parlare di delusione, ma di conferme sulla mancata attenzione verso i bisogni delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi da parte di un Governo che non intende pianificare una “fase 2” equa e coerente, che sappia rispondere alle esigenze di tenuta sociale ed economica del Paese». In sostanza la lettura è: troppo squilibrio fra i vari settori economici, e addirittura si accusa di usare il tema della sicurezza come un «paravento». Il tutto sommato «ad un sistema inefficace di sostegni economici che nei fatti si traduce in una complicata possibilità di contrarre ulteriori debiti, accompagnati da proclami per ora senza sostanza». Sul fronte fiscale le richieste sempre più pressanti sono: «esenzione delle tassazioni ad ogni livello per le imprese rimaste chiuse in questi mesi, che possono trovare copertura con una coraggiosa web tax sulle piattaforme internazionali dell’on-line gestite da poche grandi multinazionali». «Ogni giorno rinviato di riapertura determina un ulteriore insostenibile aggravio per imprese già vicine al collasso», dicono i commercianti appellandosi a Regione, Comuni, Province, parlamentari, perché facciano pressioni e consentire anche a loro di riaprire tutti il 4 maggio. Intanto invitano i ristoratori e gli esercenti pubblici a firmare la petizione della Fipe.
Confesercenti
«Le piccole imprese commerciali, artigianali e dei servizi sono senza incassi da più di un mese ma con le spese da sostenere e con costi aggiuntivi certi per l’acquisto dei dispositivi di protezione nel momento della riapertura per la messa in sicurezza sanitaria delle persone, dei dipendenti degli ambienti», dice per parte sua la Confesercenti imolese che chiama in causa anche l’amministrazione comunale «per contribuire a sostenere le imprese, intervenendo sulle misure locali e sui regolamenti di propria competenza, favorendo e realizzando le condizioni che consentano di ridurre i costi e non limitando la liquidità aziendale che in primis dovrà essere utilizzata per il pagamento delle materie prime e dei servizi, per non mettere in difficoltà i fornitori». È vero che il Comune ha dilazionato i termini di pagamento delle imposte in scadenza a fine giugno, la tassa di soggiorno a ottobre, ma non basta. «Occorre andare oltre al rinvio, oltre alla proroga delle scadenze, serve un’esenzione ma assolutamente la sospensione fino a fine anno – dice Confesercenti –. Si possono comprendere le difficoltà del bilancio comunale per l’anno 2020 e forse anche per il 2021 nel rinunciare a delle entrate tributarie, ad incassi per i servizi ai cittadini, ad aumentare i costi per la città con il rischio di un bilancio in rosso. Se per superare le difficoltà del bilancio gli Enti locali chiederanno nuove regole allo Stato, noi li sosterremo, ma a livello locale occorre conoscere da subito quali sono gli indirizzi sui tributi e sugli sgravi fiscali. Imola è in una condizione particolare, governata dal commissario prefettizio ed in attesa di non vicinissime elezioni amministrative; può essere un’opportunità per decisioni rapide e concrete, con la possibilità di un monitoraggio costante che ci permetterà di valutare i risultati delle nostre decisioni e intervenire rapidamente se sarà necessario». La Cosap, il canone di occupazione suolo pubblico, incide infatti significativamente sui pubblici esercizi, bar e ristoranti, e sugli gli ambulanti. «Le aziende sono state e sono chiuse e non hanno occupato e non occupano attualmente suolo pubblico; riteniamo evidente che per tutto il periodo di non utilizzo del suolo non venga richiesto il canone per l’occupazione ma chiediamo che venga azzerato fino a fine anno anche in caso di riaperture. Per quanto riguarda le occupazioni temporanee e permanenti dei dehors occorre rivedere il regolamento per concedere ampliamenti e nuovi posizionamenti delle sedute che consentano di adeguarsi alle indicazioni sul distanziamento personale dei clienti mantenendo un sufficiente numero di posti che possa sostenere l’economia aziendale». Per quanto rigUarda la Tari si chiede l’azzeramento fino a fine anno, come si chiede che vengano sospese l’imposta sulle affissioni pubblicitarie, Imu e addizionali comunali.

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