Commemorazione: addio alla pittrice Velda Ponti

La Romagna e il mondo dell’arte sono in lutto per la morte di Velda Ponti (Faenza 1934 – Brisighella 2020).

Giordano Viroli ne traccia una sintetica biografia, umana e artistica, cogliendone, come è sua abitudine, gli elementi più significativi, sul catalogo della mostra cesenate del 2001 dedicata alla “Pittura in Romagna, aspetti e figure del Novecento” curata da Claudio Spadoni, edito dal Vicolo, divisione libri.

Orfana di padre

Orfana di padre, Velda manifesta una passione per il disegno e la pittura già nella seconda infanzia, tanto forte che, nonostante la poca disponibilità economica della famiglia, la porta a soli quattordici anni a iscriversi alla Scuola di disegno e pittura nella sua città natale. Caparbia, curiosa e meticolosa osservatrice dell’opera dei maestri del passato, impiega il proprio talento naturale per comprenderne l’ispirazione e il messaggio e apprendere i segreti della loro tecnica.

Negli anni ’50 frequenta altri artisti faentini, Giovanni Romagnoli, Angelo Biancini, Carlo Zauli e allarga la sua conoscenza approfondendo le opere dell’espressionismo astratto internazionale e l’astrattismo-concreto italiano praticato dal Gruppo degli 8 del quale fa parte per qualche tempo Mattia Moreni, artista che incontrerà con Sergio Vacchi alla fine degli anni Sessanta.

Si trasferisce a Brisighella

Nel ’64 sposa lo scultore e ceramista Walter Bartoli e nel 1968 si trasferisce a Brisighella. Nel 1977 entra in contatto con Franco Gentilini ma è Moreni, dal 1966 alle Calbane Vecchie, il podere vicino a Brisighella, il pittore con il quale collaborerà con maggiore assiduità fra il 1983 al 1985. Velda Ponti mette a frutto la propria capacità e competenza per realizzare una grande quantità di quadri suddivisi e classificati in diversi periodi che si susseguono con continuità dalla seconda metà degli anni ’60: “Carciofi”, “Uccelli e paesaggi”, “Ritratti”, “Farfalle e mangiatori di farfalle”, “Ricordi”, “Identità dimenticata”, “Parole e segni”. “Alfabeti”, “Eroi di carta e di pietra”, “Numerati”, “Contaminazioni”, “Forse sono labbra”, “(2001- 2002)”, “Coperte e scoperte”, “Fiori per una bandiera”, “Meglio le bambole”, “Esseri senza nome”, “La corsa degli eroi”.

Individualità stilistica

È straordinario osservarli singolarmente per identificare l’artista o il movimento artistico ispiratore e apprezzare come la vivacissima individualità stilistica della pittrice trasfiguri ciò che ha assimilato per elaborare qualcosa di originale, dove figurativo e informale si contaminano tra di loro in un mix di formidabile forza. Presente alla principali collettive nazionali, sono numerose le personali a lei dedicate. Le principali a Cesena nel 1988 curata da Marisa Zattini e a Roma nel 1999 con la presentazione di Alberto Fiz. Calo Polgrossi cura “La corsa degli eroi” a Brisighella nel 2009 e nel 2015 a Bagnacavallo mentre Giuseppe Masetti e Daniele Serafini curano “Fiori del deserto” a Lugo di Romagna nel 2011.

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