Come è dura spingere sul gas quando hai annunciato il ritiro: vale anche per i marziani come Rossi

Come è difficile spingere quando si è già deciso di ritirarsi. Sono in tantissimi a sperare che Valentino Rossi trovi un acuto in questo finale di stagione. Anche chi non è tifoso del 46 giallo, spera di poter assistere a una domenica gloriosa. Sarebbe una di quelle avventure sportive a cui tutti abbiamo piacere di essere testimoni e che ci metterebbe di buonumore. La pioggia, quando vinse Binder a metà dell’estate, sembrava poterci regalare questo traguardo, ma un giro di troppo ha allontanato il campionissimo della Yamaha da quello che sarebbe stato il suo 200esimo podio in carriera. Una cifra tonda, tondissima, che affascina e che ha il sapore di una apoteosi.

Possiamo sognare ancora? Difficile, difficilissimo: su Vale pesa come un macigno la scelta di ritirarsi, un tipo di scelta che ha un effetto negativo sulla capacità di spingere in pista. E’ una questione di fame e di stioli.

Davvero si può pensare che chi ha la certezza di aver chiuso con le corse e con una fase importante della propria vita riesca a trovare il guizzo per battere chi vuole avere il mezzo migliore per il prossimo anno?

Davvero si può credere che chi ha già piantato il chiodo al muro a cui appendere l’ultimo casco getti il cuore oltre l’ostacolo e rischi per trovare quel secondo in meno che in questa MotoGp fa la differenza fra un 5° ed un 16° in griglia?

Certo, anche un mese fa, qui a Misano Vale cadde due volte in prova per cercare la quadra, ma erano scivolate da “tassista”. Non si giocava nulla di importante ed era lontano dai migliori. Inutile girarci intorno: quando si chiude il libro della propria carriera, trovare l’inchiostro per colorare degnamente le ultime pagine diventa difficile. La prospettiva futura crea il fossato. Basta guardare i rientri di Cal Crutchlow e Andrea Dovizioso: il primo, ormai in modalità “collaudatore felice”, ha brillato in un venerdì per poi accomodarsi nell’ombra in tutte le gare da sostituto che ha fatto, mantenendo un rendimento costante; il secondo, in soli due gp, ha migliorato notevolmente prestazioni e posizioni. La differenza: la prospettiva 2022, Cal resterà collaudatore, Dovi vuole giocarsi il titolo.

Come scordare poi Marco Melandri nella sua ultima stagione nel mondiale Superbike: “Adesso che ho deciso di ritirarmi – disse all’epoca – posso correre senza preoccupazioni”. In realtà non ottenne nulla di quei risultati ottimi che erano stati il suo pane quotidiano. E Chaz Davies? Annuncia il ritiro, ritorna sulla Ducati GoEleven su cui il suo sostituto Loris Baz ha incantato centrando tre podi e ottiene…poco o nulla, piazzamenti a punti nel fondo dei 15…

Loris Capirossi, da gran professionista quale è sempre stato, annunciò il ritiro e centrò due noni posti nel finale di un 2011 emotivamente difficile per la scomparsa del compianto Marco Simoncelli. Quell’anno Capirex fu il 6° classificato fra i 6 piloti Ducati. Bene fece Max Biaggi: decise di ritirarsi durante il giro d’onore dell’ultimo gp stagionale della Superbike, quando aveva appena vinto il titolo. Chi decide di smettere, in realtà, finisce di correre nel momento in cui lo annuncia alla stampa ed ai tifosi. Poi continua a gareggiare in una sorta di passerella finale, ma senza l’ombra di un acuto. Così non resta che sperare di sbagliarsi e di vedere un Vale straordinario….per essere felici di venire smentiti.

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