Siamo ormai arrivati alla fase 3 dell’emergenza Covid-19 in Italia e possiamo certamente dire che il peggio, almeno per il momento, sia passato. Siamo tutti liberi di uscire di casa e di spostarci liberamente, seppur rispettando quelle che ormai sono diventate delle regole condivise: il distanziamento sociale e l’utilizzo della mascherina nei luoghi affollati o anche all’aperto a seconda delle disposizioni regionali. Si chiude quindi un capitolo di questo 2020, ma se ne è appena aperto uno tutto nuovo per i ristoratori italiani, che adesso devono affrontare delle sfide non da poco.

La ristorazione post Covid-19: cosa è cambiato?

La ristorazione, dopo il Covid-19, è cambiata e non poteva che essere così. Il distanziamento sociale impone una nuova organizzazione dei tavoli, mentre il servizio necessita di qualche attenzione in più o quantomeno differente. Si tratta di una vera e propria sfida, che riguarda tutti indistintamente: dal miglior cuoco italiano ai giovani che hanno appena intrapreso la loro avventura in questo settore. Per il momento però sembra che la maggior parte dei ristoratori abbia reagito bene alle novità introdotte, riuscendo a conciliare quanto più possibile ogni esigenza.

Distanziamento sociale al ristorante

Il distanziamento sociale è stata forse una delle regole che più di altre hanno messo in difficoltà i ristoratori, perché non è più possibile sfruttare gli spazi come si faceva prima del Covid-19. I tavoli devono essere ben distanziati gli uni dagli altri ma questa regola vale anche per i gruppi di amici che entrano nel ristorante tutti insieme. Se non appartengono allo stesso nucleo familiare e non sono conviventi, possono mangiare nello stesso tavolo ma a distanza di almeno 1 metro. È naturale che questo ha costretto i ristoratori a ridurre il numero dei posti a disposizione, favorendo in un certo senso coloro che possono contare su uno spazio all’aperto.

La maggior parte dei ristoranti però ha accettato la sfida, appunto, e ha alzato comunque le serrande, riuscendo ad ottenere un buon numero di consensi anche da parte dei clienti. È solo questione di adattamento, nella speranza che presto tutto questo sarà solo un ricordo anche se, per il momento, bisogna cercare di organizzarsi al meglio.

Crescono i servizi di delivery

Per far fronte alla riduzione dei posti a sedere e alla conseguente diminuzione degli introiti, molti ristoratori hanno deciso di aprirsi ad un mondo che prima non avevano mai preso in considerazione: il delivery. Le consegne a domicilio e l’asporto hanno conosciuto un vero e proprio boom già durante la quarantena quando è stato autorizzato, perché rappresentavano l’unica alternativa per continuare a lavorare, seppur in modo ridotto.

Molti ristoratori però, dopo il primo esperimento, hanno deciso di continuare ad offrire questo servizio che rappresenta il futuro. Negli Stati Uniti e in molti altri Paesi esteri il delivery è ormai in voga da diversi anni, mentre in Italia ha stentato ad affermarsi come servizio. Oggi, grazie o per colpa del Covid-19, le consegne a domicilio e la possibilità di ordinare i piatti da asporto si stanno diffondendo sempre di più anche da noi. Anche questo comporta la necessità di una certa organizzazione, ma permette a molti ristoratori di non affondare.

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