“Come and see” a Modena la mostra di Jodice

Dodici maxi foto di 2 metri e mezzo di altezza si snodano per oltre 70 metri e racchiudono i lavori in corso presso l’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena, raccontandone l’evoluzione. “Come and See” è un’installazione fotografica e artistica di Francesco Jodice che accompagna il cantiere di AGO Modena Fabbriche Culturali: ogni sei mesi si rinnova e cresce con il contributo delle persone e delle loro idee. Sabato 11 dicembre alle 17 l’artista incontra il pubblico e presenta il suo progetto.

Un artista, Francesco Jodice. Un luogo, l’ex ospedale Sant’Agostino. Un progetto, AGO Modena Fabbriche Culturali. Sono i tre elementi che convergono in Come and See, mostra fotografica ‘on the road’ che vuole raccontare l’evoluzione e valorizzare l’identità di uno spazio cittadino in un momento di grande trasformazione. Le dodici fotografie di grande formato, immaginate come delle aperture sul cantiere di quello che diventerà il più grande polo culturale cittadino (alcune raggiungono la lunghezza di 7 metri) sono affiancate le une alle altre, creando un’installazione urbana di oltre 70 metri.  Questo racconto fotografico esplora scorci di un paesaggio urbano in mutamento e viene presentato alla città sabato 11 dicembre alle 17
Francesco Jodice incontra il pubblico nel cortile del complesso di Sant’Agostino e coinvolge i cittadini in un percorso partecipativo per la costruzione di una nuova identità condivisa di questo luogo.L’installazione, a cura di Lorenzo Respi per FMAV – Fondazione Modena Arti Visive in collaborazione con Chiara Dall’Olio, è pensata infatti per essere aperta alle persone e in continua evoluzione: ogni sei mesi Come and See si rinnova ‘temporaneamente’ con la ricognizione fotografica del working progress del cantiere e si attiva grazie agli input e alle idee sollecitate dalla partecipazione della comunità. A cadenza regolare lo storyboard cambia, si aggiorna e si arricchisce di nuove immagini inedite, nate dal connubio tra analogico e digitale. La mostra permanente rivolge particolare attenzione al rapporto con il contesto circostante e con i modenesi che vengono coinvolti in attività creative e azioni performative finalizzate a fare comunità in un delicato momento di passaggio di funzione del luogo. 
Come and See è uno spazio di arte pubblica: cresce con il contributo delle persone e delle loro idee, è permeabile, dinamica e partecipativa. “AGO cambierà continuamente pelle – sottolinea l’artista Francesco Jodice – Il bordo del cantiere sarà un lunghissimo story-board srotolato che racconterà alle comunità modenesi, e non solo, i mutamenti che interesseranno la fabbrica culturale AGO, ma anche storie minime e vicende collaterali della città e della collettività che la abita. Oltre al racconto visivo e fotografico che semestralmente si spaginerà e ri-impaginerà, ci saranno eventi, performance, incontri interessati a raccontare la fabbrica come un cantiere “già aperto”, al quale partecipare e del quale iniziare ad appropriarsi culturalmente”. Spiega il curatore Lorenzo Respi di FMAV: “Il fregio fotografico disegna e invade progressivamente la pelle esterna del cantiere, fino a penetrare nei suoi meandri più interni, trasformando la recinzione in uno spazio del racconto, attivo e reattivo, che accompagna le persone alla scoperta degli spazi in trasformazione lungo un vero e proprio percorso di attraversamento urbano”.  Francesco Jodice è nato a Napoli nel 1967. Vive a Milano. La sua ricerca artistica indaga i mutamenti del paesaggio sociale contemporaneo, con particolare attenzione ai fenomeni di antropologia urbana e alla produzione di nuovi processi di partecipazione. I suoi progetti mirano alla costruzione di un terreno comune tra arte e geopolitica, proponendo la pratica artistica come poetica civile. Insegna al Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali e al Master in Photography and Visual Design presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. È stato tra i fondatori dei collettivi Multiplicity e Zapruder. Ha partecipato a grandi mostre collettive come Documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di São Paulo, la Triennale dell’ICP di New York, la seconda Biennale di Yinchuan e ha esposto al Castello di Rivoli (Torino), alla Tate Modern (Londra) e al Prado (Madrid). Tra i suoi progetti principali ci sono l’atlante fotografico What We Want, un osservatorio sulle modificazioni del paesaggio in quanto proiezione dei desideri collettivi, l’archivio di pedinamenti urbani The Secret Traces e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo Citytellers. I suoi lavori più recenti – Atlante, American Recordings, West e Rivoluzioni – esplorano i possibili scenari futuri dell’Occidente.

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