Come accedere al regime forfettario nel 2021: requisiti, commercialista e costi

Quando si decide di mettersi in proprio per svolgere qualsivoglia attività (commerciale, artigianale, servizi alla persona, creativa), occorre innanzitutto aprire la Partita Iva e comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate.

Non solo, vi è anche la scelta di uno specifico Codice ATECO, identificativo e fondamentale per avere la giusta tassazione. Infine, bisogna selezionare il regime fiscale più adatto e vantaggioso, sulla base dei propri requisiti. Al giorno d’oggi, senza dubbio, quello che assicura maggiori benefici è senza dubbio il regime forfettario.

Per assicurarsi di svolgere in modo corretto tutte le operazioni legate all’apertura della Partita Iva, quindi, è fondamentale rivolgersi a un commercialista esperto, in grado di assicurare servizi di qualità a prezzi convenienti.

Per esempio, per scoprire quanto costa il commercialista per forfettario, è possibile ricorrere alle risorse digitali messe a disposizione dai migliori professionisti del settore. L’esperto tributario Giampiero Teresi, a tal proposito, fornisce le sue consulenze direttamente online, attraverso il portale regime-forfettario.it, da cui è possibile richiedere anche preventivi dettagliati e trasparenti.

Cos’è il regime forfettario

Di norma i regimi fiscali sono tre e si distinguono in ordinario, semplificato e forfettario: mentre i primi due sono dedicati ai lavoratori dipendenti o alle grandi attività commerciali, il Forfettario viene anche denominato regime minimo perché è dedicato a tutti quei liberi professionisti dei vari settori che abbiano un giro di affari annuo non superiore ai 65 mila euro.

Per questo, tutte le tasse normalmente previste quali IVA (per cui si inviano resoconti persino ogni 3 mesi), Ritenuta d’Acconto o IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) si riduce a un unico importo pari solo al 15% del fatturato effettivo annuo.

Per favorire ancora di più le start-up, anzi, i primi 5 anni vedono questa percentuale assestarsi al 5%. In generale, lo Stato ha già provveduto a fissare il cosiddetto coefficiente di redditività per il regime forfettario al 78%, evitando ulteriori conteggi.

Codice ATECO e versamenti INPS: cosa c’è da sapere

Come già accennato, ogni attività produttiva corrisponde a un preciso Codice ATECO che, pur essendo facilmente reperibile sul portale dell’ISTAT, verificato da un commercialista esperto in Regime forfettario non lascia adito a margini d’errore: sbagliarlo significa non solo rischiare di avere una tassazione sfavorevole, ma anche incorrere in eventuali sanzioni, quindi sarebbe meglio mettersi sempre nelle mani di professionisti preparati.

Tale codice individua categorie quali commercianti al dettaglio, attività artigianali, freelance, avvocati, notai, medici specialisti, estetisti, addetti a servizi domestici o di cartomanzia, solo per citarne alcuni.

Come per qualunque altro mestiere, anche un libero professionista deve versare i propri contributi all’ente previdenziale di riferimento. In tal senso, l’INPS individua due gestioni ben distinte: la Gestione Ordinaria e quella Separata.

Sarà proprio quest’ultima quella di riferimento per i possessori di Partita Iva e, grazie al regime forfettario, presenterà anche una serie di vantaggi non indifferenti. Innanzitutto i versamenti ai fini previdenziali non dovranno essere effettuati se non si produce reddito e ciò può accadere per un periodo di mesi o persino per l’intero anno solare: gli altri regimi, invece, non consentono “pause” di questo tipo.

Ne consegue che col regime minimo si pagheranno solo i contributi relativi agli effettivi guadagni annui, in ragione del 25% del fatturato.

Altri requisiti per aderire al regime forfettario

Per aderire al regime forfettario, quindi, occorre avere aperto Partita Iva, rientrare nel corretto Codice ATECO e non fatturare più di 65 mila euro annue.

Ma, secondo degli aggiornamenti di legge intervenuti nel 2020, bisogna anche dimostrare di non avere redditi da lavoratore dipendente o derivanti da pensione superiori a 30 mila euro annue oppure averne spese più di 20 mila per collaboratori o dipendenti.

I vantaggi del Regime forfettario, poi, sono stati estesi anche agli studenti che vogliano avviare una start-up. Altro grosso vantaggio è infine quello di non rientrare, almeno per il momento, nell’obbligo di emettere fatture elettroniche, potendo continuare a procedere con ricevute di tipo cartaceo o in PDF.

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