Collezione Verzocchi, il lavoro nel racconto delle opere forlivesi

Più lustro alla Collezione Verzocchi, all’insegna del valore del lavoro e della sua evoluzione in oltre di mezzo secolo di storia. Nel 60° anniversario della donazione alla città di Forlì della raccolta delle 71 opere pittoriche collezionate dall’imprenditore Giuseppe Verzocchi, l’amministrazione comunale avvia il processo di valorizzazione della raccolta artistica informata al tema del lavoro.

Oltre a “traslocare” da Palazzo Romagnoli alle sale di Palazzo Albertini nella centralissima piazza Saffi, le opere selezionate dall’imprenditore forlivese sessant’anni anni fa diventano protagoniste di un processo di digitalizzazione che mira a far emergere il significato e la vita racchiusa tra tela e colore. Il progetto che il Comune di Forlì ha elaborato in collaborazione con l’associazione di arte performativa Città di Ebla prevede infatti la pubblicazione sul sito della Collezione Verzocchi (raggiungibile al link: www.collezioneverzocchi.com) di video contenenti le narrazioni elaborate da personalità del mondo dell’arte, del cinema, dell’universo letterario o dell’imprenditoria partendo proprio dai soggetti immortalati nei dipinti.

Dar voce alle opere

«L’obiettivo è creare una storia intorno alle opere donate da Verzocchi – spiega Claudio Angelini, direttore artistico di Città di Ebla – al fine di promuovere la conoscenza della collezione e favorire l’avvicinamento del grande pubblico a queste opere d’arte».

Nello specifico, chiarisce Angelini, si tratta di un «progetto triennale che ci porterà a contattare imprenditori e uomini di cultura di tutta Italia per proporre loro di scegliere un dipinto e creare una narrazione che tocchi anche i temi della contemporaneità e le esperienze personali, usufruendo poi delle piattaforme social e degli e strumenti digitali per rilanciare la narrazione a platee più ampie».

Il primo appuntamento è fissato per oggi, con l’azione performativa dell’artista Cesare Pietroiusti, e con i commenti alle pitture di Mario Mafai, Giulio Turcato, Massimo Campigli e Afro da parte di Claudio Verna, Gregorio Botta, Cecilia Canziani e Claudio Zambianchi.

Il racconto attraverso il progetto di rilancio digitale procederà infatti idealmente lungo due fili conduttori. Il primo, la messa a fuoco dello stato della pittura italiana del secondo Dopoguerra, nella tensione tra figurazione e astrazione. Il secondo, l’evidenziazione del valore di documento storico della Collezione, con il racconto, attraverso le opere, dell’Italia degli anni ’50.

«Un’Italia sorretta ancora da un’economia agricola ma orientato già all’urbanizzazione – spiega Davide Ferri, curatore del progetto digitale – come testimoniano molte delle opere della collezione, legate al lavoro nel campi, all’agricoltura, in cui gli uomini fanno i pescatori e i contadini e le donne sono merlettaie, sarte, mondine. Un’altra parte ancora, invece, racconta la quotidianità degli artisti in studio, del lavoro in atelier».

Collezione arricchita

Nuova linfa vitale, però, verrà infusa anche alla Collezione stessa, arricchita anche da nuove recenti donazioni provenienti dalla famiglia Verzocchi.

«Il Comune desidera ampliare la raccolta – afferma l’assessore alla Cultura, Valerio Melandri – con nuove opere pittoriche per le quali bandiremo concorsi, e dando vita a mostre estemporanee nella sala del Palazzo Albertini in cui verrà trasferita la collezione, in modo dare il giusto valore a questo gioiello».

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