Dà al collega il pass della mensa: licenziato operaio della Marcegaglia di Ravenna

RAVENNA. Licenziato per avere prestato a un collega il badge per accedere al servizio mensa dell’azienda. Una decisione perentoria quella presa dalla Marcegaglia nei confronti di un proprio dipendente, “colpevole” per il datore di lavoro, di avere passato il proprio tesserino a un facchino, in servizio sì all’interno dello stesso stabilimento, ma assunto da una delle ditte che lavorano in appalto. Che si sia trattato di un atto di gentilezza o di una furberia, non sembra avere avuto importanza per la direzione dell’impianto di via Baiona; adottando il pugno di ferro, il 20 settembre scorso ha notificato a un capomacchine di 28 anni il provvedimento disciplinare che ha portato direttamente al licenziamento per giusta causa. Il lavoratore, assunto dal colosso ravennate dell’acciaio nel 2011, ha però impugnato la misura davanti al giudice del lavoro Dario Bernardi, che ieri si è riservato la decisione sull’eventuale reintegro.

Il badge prestato all’amico

I fatti contestati dall’azienda al dipendente risalgono ai primi di settembre, quantificando i pasti “offerti” per un totale di 120 euro. Una cifra che secondo i legali dello stabilimento sarebbe aggravata dall’utilizzo indebito del badge con credenziale d’accesso nominativa. Il lavoratore non avrebbe potuto in nessun caso cederlo a terzi e – stando alle motivazioni del licenziamento – quella leggerezza avrebbe compromesso il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e dipendente.

Per la difesa del 28enne – assistito dall’avvocato Davide Baiocchi – l’operaio avrebbe invece agito con semplice istinto di benevolenza, magari ingenuamente, per aiutare un amico in un momento di difficoltà economica. In aggiunta, ha insistito sulla lieve entità del danno, in realtà inferiore a quanto contestato da Marcegaglia; per ogni pasto non goduto, i lavoratori ricevono infatti in busta paga un ticket del valore quasi equivalente a quello del servizio mensa, quantificato a circa 6 euro. Considerato che per ogni indebito utilizzo del badge l’operaio interno non godeva del bonus a fine mese, i legali hanno rimarcato come la differenza tra i 120 euro contestati e i ticket non goduti risulti di pochi centesimi. Insomma, da un lato nessuna intenzione di frodare l’azienda, e dall’altro un danno economico tale da non giustificare una punizione categorica come il licenziamento.

Unica fonte di reddito in casa

Per il lavoratore, padre di famiglia e unica fonte di reddito in casa, il reintegro sarebbe il più urgente dei risultati, al di là di qualsiasi rimborso economico. Il giudice si è riservato sulla richiesta. Una volta resa nota la decisione, le parti potranno valutare se prendere atto del responso e chiudere la vicenda, oppure proseguire il contenzioso andando nel merito delle ragioni sostenute.

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