Cold case di Alfonsine, “militari indebitati per il vizio del gioco”

Non è certo un quadro edificante quello emerso ieri dalle parole del militare Giubettini sullo stile di vita di una parte dei carabinieri in servizio alla stazione di Alfonsine verso la metà degli anni ’80. Le memorie del militare, all’epoca giovane membro dell’Arma in stretto legame con Orazio Tasca e Angelo Del Dotto (gli ex carabinieri imputati insieme all’idraulico Alfredo Tarroni per il sequestro e omicidio del 21enne Pier Paolo Minguzzi avvenuto nell’aprile del 1987), parlano di un gruppo dedito alla bella vita e a non poche stravaganze, con tutte le conseguenze che questo poteva significare, anche in termini di debiti. A tutti e tre, nella vita, piaceva contornarsi di belle macchine e sovente spendevano i loro soldi per viaggiare da Alfonsine a Venezia, dove sarebbero andati a giocare al casinò. Quando non erano in servizio, altrimenti, si riunivano in campagna per sparare ai barattoli con le munizioni in eccedenza. Sessioni a cui a volte si sarebbe unito persino Tarroni, pur non essendo in possesso di alcuna licenza di porto d’armi. Ma nella mente di Giubettini potrebbe esserci qualcosa di più degli stravaganti vizi di un gruppo di giovani carabinieri. Qualcosa che secondo la Procura della Repubblica si tramuterebbe in reticenza e in una possibile falsa testimonianza, tesa a coprire elementi anche utili al fine di fare luce sul cold case. Non per nulla, infatti, il pm Marilù Gattelli, al termine della testimonianza resa ieri, ha annunciato che valuterà la richiesta di trasmissione degli atti per falsa testimonianza a carico di Giubettini.

Ieri doveva essere anche il giorno per cercare di fare luce sul fantomatico brigadiere “Ciccio”, l’agente sotto copertura che il giorno del rapimento di Pier Paolo avrebbe avvicinato l’allora fidanzata 19enne di quest’ultimo, dicendole che sarebbe stato lì per proteggerla e alla quale chiese di registrare e informarlo sulle telefonate che in quel periodo riceveva da un certo “Alex” per informarla sullo stato di salute di Minguzzi. “Ciccio”, alias Francesco Rossi, ieri è salito sul banco dei testimoni. Per 20 anni effettivamente operativo dei servizi segreti italiani, l’uomo non è però stato riconosciuto dalla donna.

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