Cold case di Alfonsine, una perizia fonica tra gli atti dell’inchiesta

RAVENNA. L’accento siciliano marcato, volutamente enfatizzato, e quell’inflessione dialettale tipica di particolari zone delle province di Catania, Ragusa e Siracusa. Caratteristiche, risultanti da una perizia fonica ritenuta la chiave del cold case di Alfonsine, tali da portare a una conclusione: le voci delle due estorsioni compiute 32 anni fa alle famiglie Minguzzi e Contarini di Alfonsine appartengono con una probabilità molto vicina alla certezza alla stessa persona. E’ questo uno degli assi portanti del fascicolo sull’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne trovato morto il Primo maggio del 1987 nel Po di Volano su cui la Procura di Ravenna sta indagando. Un confronto sulle voci reso possibile dalle nuove frontiere tecnologiche che rappresenta la svolta dell’inchiesta.

L’accento siciliano marcato e quell’inflessione dialettale tipica di particolari zone delle province di Catania, Ragusa e Siracusa. Caratteristiche tali da portare a una conclusione: le voci delle due estorsioni compiute 32 anni fa alle famiglie Minguzzi e Contarini di Alfonsine appartengono con una probabilità molto vicina alla certezza alla stessa persona. Uno degli assi portanti del cold case riaperto sull’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne carabiniere di leva a Borgo Mesola trovato morto il Primo maggio nel Po di Volano, sta proprio qui: nel risultato della consulenza tecnica che ha comparato le registrazioni fatte all’epoca di quei due episodi di sangue avvenuti nel 1987.

Secondo la perizia affidata dalla Procura all’ingegner Sergio Civino, dall’altra parte della cornetta c’era sempre il 54enne Orazio Tasca, ex carabiniere originario di Gela e residente a Pavia, già arrestato assieme al collega 56enne Angelo Del Dotto di Ascoli Piceno e al 63enne Alfredo Tarroni di Alfonsine in seguito al secondo tentativo di estorsione, messo in atto due mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Minguzzi e culminato con la sparatoria costata la vita all’appuntato Sebastiano Vetrano. Tutti e tre ora hanno ricevuto l’avviso di fine delle indagini preliminari e hanno potuto consultare gli atti dell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal pm Marilù Gattelli.

I 10 audio delle intercettazioni
L’analisi effettuata sulle bobine delle intercettazioni partiva da una certezza. Cinque dei dieci file audio consegnati al perito contenevano la voce di Tasca, reo confesso di essere stato il telefonista nell’estorsione alla famiglia Contarini. Le restanti registrazioni, invece, erano quelle dello sconosciuto che chiamò i Minguzzi chiedendo un riscatto di 300 milioni, prima che il figlio venisse trovato morto. La consulenza rimarca “una forzatura linguistica soprattutto nell’accento regionale della voce nota nel caso del sequestro Contarini”, e conclude che tra le due parlate c’è “una forte propensione all’identità”. Infine il tecnico si esprime in termini di probabilità: e cioè che è 2.884,03 volte più probabile che a parlare sia stata la stessa persona.

Telefonate mai confrontate
Negli atti emergono altre importanti constatazioni dei magistrati. Tra le quali il fatto che all’epoca le intercettazioni dei due casi non furono mai confrontate l’una con l’altra, forse perché la tecnologia in quegli anni non lo consentiva. Ma nemmeno dopo l’arresto della banda vennero eseguite comparazioni con le registrazioni dell’estorsione Minguzzi.
Eppure gli indizi suggerivano un possibile filo conduttore. Come l’errore durante una delle telefonate minatorie ai Minguzzi. Alla cornetta il rapitore fece confusione: “Pronto Contarino?”, chiese per poi correggersi con il cognome giusto. Per l’accusa, ora, è un’ulteriore evidenza che la banda stava già architettando il secondo piano estorsivo, per colpire l’altra facoltosa famiglia di Alfonsine.

Un anno di indagini
Questi sono solo alcuni fra gli elementi indiziari e le prove emerse al termine delle nuove indagini affidate alla squadra Mobile assieme all’Unità delitti insoluti della Direzione centrale Anticrimine. Particolari che è ormai scontato che condurranno alla richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati. Un passo in più per fare luce sul quel sequestro di persona finito in tragedia.

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