Cocktail: "Monica E Tonica", l’idea di unire gin e ceramica di Faenza

Gio 6 Giugno 2019 | Laura Giorgi


Cocktail: "Monica E Tonica", l’idea di unire gin e ceramica di Faenza

Mon 16 September 2019 | Laura Giorgi

Stella Palermo è un bel nome mediterraneo e solare, come lei, ma anche il nome d’arte è a sua volta di quelli che restano in mente: Monica E Tonica. Nato per caso, in un gioco fra sorelle, un po’ come la sua professione, diversa da quella per la quale era arrivata prima in Toscana proprio dalla Sicilia nel 1999: studiare oreficeria. Per poi approdare in Romagna, all’Osteria della Sghisa di Faenza con Walter Dal Pane. Qui ha imparato prima a conoscere e vendere il vino, poi è partita con i cocktail e non si è più fermata. Stella nel suo campo potremmo inserirla fra i nomi emergenti, qualche idea singolare l’ha già fatta circolare e si è fatta notare, per questo raccontiamo di lei in questa prima “puntata” di un viaggio estivo che faremo nei bar e nei locali per capire cosa e come si beve di buono e di originale in Romagna e chi sono i professionisti capaci di mettere un tocco di stile nei nostri tumbler.

Tendenze estate
Da Milano, che indossa sempre quel primato di capitale di ogni moda, soprattutto se è “da bere”, le tendenze in fatto di mixology per la stagione che va a iniziare si focalizzano su: “instagrammabilità”, vale a dire estetica più possibile fotogenica. I cocktail devono essere belli da vedere e ovviamente da immortalare e veicolare attraverso il social del quale i bartender sembrano fare maggiore uso, Monica E Tonica compresa. Poi viene la sostenibilità: di ingredienti, contenitori, cannucce ma non di plastica anzi magari di nessun tipo, gradazione alcoliche ragionate, anche mini, ingredienti il più possibile inusuali, funghi compresi, e gin rosa.

Stella con le sue scelte dimostra di essere sul pezzo. L’abbiamo incontrata alla “Cena itinerante” di Faenza qualche settimana fa.

Stella Palermo alla Cena itinerante di Faenza 2019 nelle foto di Mauro Monti

Gin e ceramica
Appassionata di gin, ogni occasione per lei è buona per volare a Londra a fare qualche nuova scoperta. Stella ha un naso che sa cogliere bene le sfumature e su quelle lavora. «Il gin è buono in generale, specie quello londinese. Ultimamente mi sono concentrata sul Gadir ai capperi di Pantelleria e sull’Edgerton con infusione di melograno. Di quest’ultimo mi piace moltissimo il colore, molto femminile.

A ogni gin tonic abbino poi una botanica. L’ultima che ho sperimentato è l’aglio nero fermentato di Nero Fermento, è nato così il mio Gin Toner». Il gin tonic è il suo forte «non può passare mai di moda, va bene per pasteggiare, col pesce in particolare, ma è anche vero che si beve ovunque, riuscire a berlo fatto bene, tanto per cominciare senza cannuccia… fa la differenza». Magari passeggiando e magari in un contenitore che “parli proprio di lui”. Come i bicchieri che Stella si fa preparare per i suoi eventi speciali dalla ceramista faentina Elvira Keller. «Sono bicchieri decorati con una serie di parole che contengono la parola “gin” all’interno di un vocabolo più lungo – spiega Stella –. Ginevra, origine, cugino, gingillo, ciliegina, vagina, ginius, ginepraio, yogin… chi beve sceglie quella che l’attira di più e il cocktail glielo preparo lì dentro, se vuole acquista anche il bicchiere, così se ne ricorda meglio».

Bere con gusto
Dal suo osservatorio Stella non indovina solo i gusti dei clienti, «quello bisogna sempre saperlo fare, perché io posso avere una mia idea magari originale, ma non la voglio imporre, devo capire se chi beve è disponibile a provarla, a me almeno piace fare così». Da dietro il bancone vede evolversi scelte e richieste, ma le orienta anche, con un sorriso.

«Oggi non si beve più solo il fine settimana, l’aperitivo, e per aperitivo io intendo il bere, si fa anche a inizio o metà settimana con sempre più frequenza, quindi è necessario che le persone bevano bene, qualità e quantità corretta. Gin tonic e Americano sono i miei preferiti, ma sono anche quelli che tutti chiederanno sempre, come li fai e con che cosa fa la differenza». Per l’Americano ama usare vermouth anche di marche molto note ma un po’ dimenticate, che magari qualcuno crede “estinte” ma non è così. Un esempio: Rosso Antico e Select. «Adoro anche un vermouth sardo che si chiama Macchia, ottimo anche solo con ghiaccio e soda. Oppure il vermouth di Baravelli, o l’Arrangiato, entrambi ideati da Baldo Baldinini. Credo nella contaminazione e nell’incontro, credo che i miei colleghi dovrebbero essere meno gelosi delle proprie idee, dal confronto nasce sempre qualcosa di meglio, di più buono».

Quanto voteresti questa pagina?

Clicca sulla stella per votare

Voto medio / 5. Conteggio voti:

Scrivi un commento...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *