Cmit Ravenna, 52 licenziamenti senza spiegazioni

Il gruppo cinese è disposto solo a riconoscere incentivi all’esodo, ma non vuole salvare nemmeno un posto di lavoro. La motivazione? «Dalla casa madre ci dicono così, del resto non abbiamo liquidità». Proseguiranno ancora per quasi un mese le trattative fra Cmit e i sindacati, a seguito della procedura di licenziamento collettivo richiesta dal colosso di Hong Kong che aveva aperto a Ravenna la sua divisione europea, basando il proprio business sul filone dell’oil and gas e della nautica da diporto. E’ dell’interezza dei 52 posti di lavoro della sede ravennate il taglio richiesto da China Merchant Industry, compresi l’amministratore delegato e il vicepresidente. Nell’incontro di ieri sera, il primo fra rappresentanti dei lavoratori e azienda, erano presenti oltre alle tre Rsu (elette tre giorni fa, tutte donne, in una realtà fino ad ora non sindacalizzata) anche i tre segretari dei tre sindacati confederali: Ivan Missiroli (Fiom Cgil), Fabio Gioli (Fim Cisl) e Marco Riciputi (Uilm Uil). «Loro avevano ben cinque consulenti, oltre ai rappresentanti dell’azienda – osservano i segretari di categoria -. Segno del fatto che dichiarano mancanza di liquidità, che non avrebbero nemmeno per gli stipendi se non fosse per la loro sede centrale, ma non sono sprovvisti di risorse». La delusione più importante da parte dei sindacati è proprio data dalla «incapacità sostanziale di motivare il perché dei licenziamenti. Ci spiegano essere una volontà della casa madre, ma non hanno saputo descrivere con i numeri la mancanza effettiva di commesse e di risorse che li induce a evitare totalmente un tentativo di continuità aziendale». Era del resto solo il giugno 2018 quando il colosso cinese decise di prendere casa a Ravenna, acquisendo ciò che restava della Comart, che aveva chiuso i battenti. Addirittura con un’inaugurazione in grande stile, prendendo sede nel palazzo che fu della Ferruzzi. «La loro disponibilità per ora è quella, semplicemente, di un’incentivazione monetaria all’esodo. Noi abbiamo chiesto una verifica più profonda della possibilità di prevedere ammortizzatori sociali – concludono i sindacati -. Mercoledì mattina incontreremo i lavoratori, poi nel pomeriggio di nuovo l’azienda. La settimana dopo saremo ricevuti in Provincia. Non ci vogliamo rassegnare».

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