Cinque tappe romagnole per il reading di Menoventi su Arpad Weisz

È un omaggio alla memoria lo spettacolo Lei conosce Arpad Weisz? ideato e portato in scena dalla compagnia Menoventi in vari teatri romagnoli: da oggi al 27 al Rasi di Ravenna (26 e 27 ore 20, le altre date sono relative alle matinée), il 28 a Galeata (teatro Comunale, ore 11 e 21.15), il 29 a Poggio Torriana (sala teatro Centro Sociale, ore 17.30), il 30 a Faenza (cinema teatro Sarti, ore 20,45) e il 4 a Rocca San Casciano (teatro Italia, ore 21.15).

Arpad Weisz (1896-1944) ebreo ungherese, gioca a calcio, è bravo, arriva in Nazionale, poi viene ingaggiato dall’Internazionale di Milano di cui diventa in seguito allenatore. Porterà l’Inter di allora a vincere lo scudetto, resterà il più giovane allenatore di sempre ad aver vinto il tricolore. Altri scudetti li farà vincere al Bologna nel ’36 e ’37, (a lui sono oggi intitolate una targa e la curva San Luca dello stadio Dallara), ma le leggi razziali gli impongono di andarsene. Nel ’42 viene arrestato con moglie e figli subito eliminati ad Auschwitz mentre lui morirà dopo mesi di lavori forzati nello stesso campo il 31 gennaio del ’44.

Il reading, di cui sono protagonisti gli attori Consuelo Battiston e Leonardo Bianconi, è tratto dal libro Dallo scudetto ad Auschwitz del giornalista Matteo Marani dedicato alla figura, troppo spesso dimenticata, del grande calciatore e allenatore di origini ebraiche vittima, insieme a tutta la sua famiglia, delle leggi razziali, della persecuzione e dello sterminio nazifascista. Una storia sportiva e umana quella di Arpad Weisz, rivoluzionario del gioco del calcio – nel 1930 Arpad pubblicò con Aldo Molinari Il giuoco del calcio, manuale di straordinaria modernità – che si intreccia con quella storia europea più grande e tremenda, quella dell’avvento del nazismo e dell’antisemitismo e delle leggi razziali in Italia che lo costrinsero all’esilio e che portarono, sia lui che la sua famiglia, nel campo di sterminio dove trovarono la morte.

«Il testo di Marani – scrive il regista – avvolge il lettore e lo spiazza incessantemente, come se volesse giocare a Torello con le nostre emozioni. Da questo accerchiamento ludico e sinistro, che rimanda all’inesorabile stretta di leggi e divieti che spianò la strada all’olocausto, emergono con nitore due pulsioni contrapposte: l’amore per lo sport, per il calcio, e lo sconcerto per la feroce stupidità umana. La storia di Arpad Weisz è urticante e meravigliosa, in essa convivono l’entusiasmo per un allenatore che ha rivoluzionato il giuoco del calcio e il fastidio destato dal contegno degli italiani e degli europei di fronte allo strisciante antisemitismo che stava ammorbando il continente».

Nella ricostruzione umana e sportiva di questa figura che la compagnia faentina propone lo sguardo è posto sull’intera famiglia che si trova al centro della narrazione. Una famiglia in fuga, due bambini braccati, rigettati dalla scuola, privati di una lingua, separati dagli amici. Storia lacerante e le loro parole, giunte fino a noi grazie al lavoro di riscoperta di Marani dopo anni di oblio, pesano come macigni. L’inesorabile palleggio tra il campo da calcio e il campo di sterminio riverbera nel progetto sonoro del reading che, congiuntamente al testo, reinventa ambienti e vibrazioni per restituire una storia che un silenzio di settant’anni non è riuscito a cancellare.

A Ravenna il lavoro è allestito al ridotto del Rasi, con matinée per le scuole, dal 24 al 27, e due serali, il 26 e 27 per il pubblico. E il 27 alle 21 è programmato un incontro, sempre nell’ambito del progetto “Lo spazio della memoria”, a cui prenderanno parte il regista Gianni Farina e gli interpreti.

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