Cina e India frenano la transizione ambientale

Il G20 di Napoli ha dimostrato che la tutela dell’ambiente viaggia a due velocità. Una, quella guidata in un certo senso dagli Stati Uniti di Joe Biden e dall’Unione europea e che ha visto l’Italia protagonista (dato che il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha mediato per trovare una soluzione e un punto di accordo) e l’altra, quella di grandi Paesi come India e Cina, che hanno ancora economie profondamente legate al carbone e al petrolio e che dunque mettono il freno alle politiche di riconversione green del pianeta. Su 60 punti l’accordo è stato trovato su 58. Due sono le azioni che ancora non convincono i due Paesi asiatici: mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C al 2030 (e non 2 °C come previsto dall’accordo di Parigi, che però non fissava date) e, dal 2025, chiudere definitivamente i conti con l’energia derivata dal carbone.

La prossima tappa è stata individuata a fine ottobre, a Roma, quando ci sarà un confronto dei capi di Stato e di Governo per capire se si può dare l’ennesima sterzata nell’ottica di uno sviluppo ancor più sostenibile. Oggi l’Accordo di Parigi è una priorità per tutti, però. Tutto sta a capire come volerlo rispettare, per quella che i ministri dell’ambiente dei 20 grandi Paesi del mondo definiscono una società che deve essere «prospera, inclusiva, resiliente, sicura e sostenibile che non lasci indietro nessuno». Ecco quali sono le novità.

Il clima

Si ribadisce quanto già siglato a Parigi e che si porterà a Glasgow a novembre per la Cop-26 (la riunione annuale delle nazioni che hanno ratificato la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici). I 20 grandi sono consapevoli che bisognerà tenere la temperatura sotto l’aumento dei due gradi e proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali. Per farlo si ribadisce il senso della globalità del Pianeta: per questo aumenteranno gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Nessuno, su questa politica, può restare indietro. Al centro dell’operazione c’è un impegno finanziario di 100 miliardi di dollari già previsti dall’Accordo di Parigi, con l’impegno ad aumentare annualmente i contributi fino al 2025.

L’energia

Le rinnovabili sono prioritarie per la transizione energetica e vengono viste come uno strumento per la promozione e la realizzazione dell’accordo di Parigi. Una particolare attenzione viene data al potenziale che possono rivestire le rinnovabili offshore, l’energia di oceani e mari. Al centro dei percorsi energetici del futuro c’è l’idrogeno, ma si riconosce la necessità di continuare a investire per le tecnologie rinnovabili, insieme alla riduzione dell’uso del metano, e di procedere spediti verso la riduzione della povertà energetica.

La ripresa

Secondo i grandi della Terra, l’introduzione di politiche, strumenti e tecnologie sostenibili possono consentire progressi sostanziali verso gli obiettivi a lungo termine dell’accordo di Parigi e per un futuro resiliente ai cambiamenti climatici, che garantisca e fornisca sia un impulso al benessere sociale che alla crescita e allo sviluppo economico sostenibile. Pur riconoscendo la necessità di continuare a dare priorità agli sforzi per far fronte al Covid-19, i G20 si impegnano a destinare una quota ambiziosa dei fondi per i piani nazionali di ripresa e resilienza a favore di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

Le smart city

Le città sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici e, contemporaneamente, possono essere attori importantissimi nelle azioni di mitigazione. Per questo vengono favorite, e incoraggiate, azioni di governo che contemplino una collaborazione attiva e continua con le città e le aree metropolitane. Per la mobilità si ribadisce l’urgente necessità di promuoverne una che sia sostenibile e si incoraggia il progresso continuo nell’uso estensivo e negli investimenti delle tecnologie digitali nei conglomerati urbani, per l’integrazione di sistema dell’energia rinnovabile variabile, compresi lo stoccaggio di energia, le reti intelligenti, le centrali elettriche virtuali, la gestione dell’offerta e la gestione della domanda, nonché il ruolo dell’energia idroelettrica e della moderna bioenergia per la stabilità del sistema e l’interazione e il coordinamento tra fonte di energia-rete-accumulo-carico. Vengono sostenute la generazione distribuita sostenibile locale e le comunità energetiche come mezzi concreti per facilitare l’accessibilità, l’affidabilità, la redditività, e la sostenibilità dell’energia.

Quanto carbonesi consumanel mondo

Basta prendere qualche dato sul consumo di carbone nel mondo per capire meglio il “No” di Cina e India. Pechino ne usa il 50,5% delle produzioni mondiali e New Delhi l’11,3%. Gli Usa in questa classifica hanno la medaglia di bronzo: sono il terzo Paese con l’8,5%. A seguire, secondo i dati della Statistical review of World Energy e dell’Eia, l’Energy Information administration degli Stati Uniti, ci sono la Germania (3%), la Russia (2,7%), il Giappone (2,5%), il Sudafrica (2,4%), la Corea del Sud (1,8%), la Polonia (1,7%), l’Australia (1,5). L’Italia è al 30esimo posto con lo 0,2%, poco sopra la Francia.

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