IMOLA. Ufficialmente i lavori sono iniziati il 20 aprile. Non cantieri, che a quell’epoca erano impossibili, ma operazioni propedeutiche a far partire gli scavatori rimessi in moto dopo la pausa forzata per l’emergenza sanitaria, dal 18 maggio. Al lavoro per connettere i tratti esistenti e quelli nuovi della ciclopista che unirà Mordano a Castel del Rio, c’è una ditta di Sondrio, la TMG, che si è aggiudicata l’appalto, promosso da Area Blu, da 3,5 milioni di euro finanziati con i fondi statali del Bando periferie per 2,5 milioni e per i restanti 900mila euro dai Comuni lambiti dalla stessa pista (500mila euro solo a carico di Imola). Lavori che dovrebbero essere terminati il 26 novembre prossimo, rendendo percorribile l’intero percorso dunque con la buona stagione del prossimo anno.
Interventi in corso
«Ad oggi nei vari territori sono in corso diversi interventi –spiega Maurizio Giovannini di Area Blu che segue i lavori –. A Imola, il ponte ciclabile sul Rio Salato e posa degli scatolari sul Canale Molini in zona Villa Nardozzi e su Rio Palazzi in via Degli orti, inoltre si sta aprendo il tracciato tra Ponte ferrovia e argine Santerno zona via Tombe, e quello in argine da Via Mordano al confine con Mordano». Ma gran parte delle opere sono in cantiere in Vallata. La pista fino a Fontanelice procederà in larga parte in fregio al fiume, anche se a tratti sulle strade aperte al traffico, con pendenze accessibili a tutti, mentre da Fontanelice dopo qualche centinaio di metri sulla via Montanara si inerpicherà in salita verso a Castel del Rio. «A Castel del Rio il ponte ciclabile sul Rio Carseggio in confine con Casalfiumanese, con apertura tracciato tra ponte Rio Carseggio e via Osta –prosegue Giovannini di area Blu –. A Casalfiumanese, nella zona alta, il ponte ciclabile Rio Carseggio in confine con Castel del Rio, apertura tracciato vecchia Montanara fino a Carseggio, apertura tracciato via Carseggio fino a nuovo ponte Rio Cortile, ponte ciclabile Rio del Poggio, apertura tracciato fino a Rio Ca’ Mattarini in confine con Fontanelice. A Fontanelice, è in corso l’apertura del tracciato da Rio Ca’ Mattarini fino a via Torre, con apertura del tracciato da Campomoro a Fontanelice, e la realizzazione del guado in pietra in località Campola, e la relativa apertura del tracciato nel meandro di Campola fino al guado verso la Casa del Fiume». Interventi anche a Borgo Tossignano, dove, spiega ancora Giovannini, si sta eseguendo il «tracciamento del guado in zona Casa del fiume, e a breve inizieranno i lavori di realizzazione dello stesso guado. Qui è stata realizzata una scogliera a protezione dell’argine sinistro del Santerno in corrispondenza della soglia di fondo posta nelle vicinanze della Ceramica, propedeutica alla realizzazione del previsto guado “Stepping Stone”. Con il conseguente tracciamento del percorso tra guado di Borgo e Chiusa del Canale Lambertini. A Casalfiumanese basso, apertura tracciato tra via Pila e il Rio Salato, ponte ciclabile Rio Salato in confine con Imola. Ovviamente per tutte le opere ci sono le autorizzazioni della Regione che ha riunito in un solo atto i pareri di tutti gli enti interessati».
Cittadini preoccupati
Però i lavori, e in particolare lo sbancamento in zona Campola a Fontanelice stanno allarmando alcuni residenti che proprio domenica scorsa hanno girato un video per documentare ciò che accade e pongono alcuni dubbi. Non solo sull’impatto dell’opera in particolare in prossimità della creazione del guado, ma anche sugli abbattimenti cospicui delle piante e sulla realizzazione di una nuova pista in fregio a una via già esistente ma ormai abbandonata da anni che però le opere in corso non recupereranno.

Le prescrizioni del Parco della Vena del gesso . I lavori stoppati dall’emergenza coronavirus sono ripresi a pieno ritmo appena possibile, ma alcuni cittadini temono un impatto eccessivo dell’opera sull’ecosistema Santerno. Lo stesso Parco regionale della Vena del gesso, all’interno del quale ricadono alcune opere previste in territorio di Borgo Tossignano e Casalfiumanese, aveva però giudicato l’impatto dell’opera stessa a tratti «negativa ma non significativa» su alcuni habitat e quindi già nel 2018 aveva autorizzato i lavori elencando però una serie di prescrizioni a uso di chi avrebbe aperto i cantieri. In particolare chiedeva di contenere al massimo la cantierizzazione, sia in termini temporali sia relativamente all’occupazione del territorio, utilizzando mezzi meccanici di dimensioni contenute, per disturbare meno possibile la fauna. In particolare chiedeva di evitare il periodo dal 15 marzo al 15 luglio (che però è in genere il periodo più utile ai cantieri stessi), fondamentale per alcune specie in riproduzione. Il Parco chiedeva inoltre di limitare il taglio delle piante allo stretto indispensabile alla realizzazione della ciclopista salvaguardando le piante caratterizzanti gli habitat sopra indicati ed in particolare alcune essenze come ontano nero ebianco, frassino maggiore, pioppo nero, acero campestre, olmo.

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