Ciclismo, Malaguti: «Al Giro devo tutto. Ma se ripenso a Forlì…»

Con il ritiro anticipato di Manuel Belletti non c’è più nessun romagnolo in gara al Giro d’Italia, ripetendo il copione della scorsa edizione in cui nessuno era al via. Senza scomodare i fasti degli anni ’90 con Pantani, Fontanelli, Conti, Siboni, Gasperoni, Pelliconi e Patuelli, appena sei anni fa i romagnoli al via erano quattro. Oltre al trio “storico” composto da Belletti, Marangoni e Montaguti, c’era un altro forlivese che disputava il suo primo e unico Giro d’Italia con la maglia della Nippo Vini Fantini.

Alessandro Malaguti ha avuto l’onore di partecipare a una sola corsa rosa, tuttavia è legatissimo a quel Giro e a quelle tre settimane di corsa. «Io devo tutto a quel Giro d’Italia. Sono convinto che senza aver disputato quella corsa non mi si sarebbero mai aperte le opportunità che mi hanno portato a svolgere la mia professione attuale. Il Giro per un italiano è tutto e poterlo disputare e concludere è stato il coronamento della mia carriera ciclistica».

Quando si parla con Maluguti è impossibile non ricordare l’arrivo di Forlì del 2015, con l’allora atleta della Nippo-Vini Fantini terzo classificato, a un passo dal successo nella sua città. «Di quel giorno si è scritto e parlato tanto. Non voglio ricordare il finale (con Alan Marangoni ripreso a pochi metri dal traguardo, anche grazie all’impulso di Malaguti, ndr) ma preferisco soffermarmi sui chilometri precedenti. Era una fuga segnata, pazza, senza alcuna possibilità di arrivare al traguardo e il mio sogno era quello di poter arrivare ancora in vantaggio alle porte di Forlì. E invece a Gambettola il mio direttore sportivo mi comunicò che, se i suoi calcoli non erano sbagliati, le possibilità di arrivare al traguardo erano alte. Da lì non ci ho capito più nulla: già essere al Giro era un sogno, ma pensare di poter vincere una tappa nella propria città era qualcosa di enorme, una follia che purtroppo ho solamente accarezzato».

Purtroppo, dal sogno concreto di vincere una tappa al Giro al ritiro dall’attività agonistica passò solamente poco più di un anno. «Alla soglia dei 30 anni non ho più trovato nessuna squadra che mi garantisse di correre a un discreto livello. Avevo già studiato scienze motorie all’Università e ho deciso di intraprendere la carriera di preparatore atletico e biomeccanico. Lavoro attivamente in una palestra e seguo direttamente come preparatore il team Under 23 #InEmiliaRomagna e il professionista della Vini Zabù Riccardo Stacchiotti. È un buon velocista ma purtroppo quest’anno ha avuto una serie di problematiche che non gli hanno permesso di rendere al meglio».

Da buon ex professionista forlivese, Maluguti conosce benissimo la “Sella di Raggio”, tra le sue palestre d’allenamento e ultima salita della tappa di Bagno di Romagna. «La tappa di Bagno mi piace – spiega Malaguti – e potrebbe essere più selettiva rispetto a quella di quattro anni fa. A parte il tratto finale, il Fumaiolo è una salita semplice e in più la cima nel 2017 era abbastanza distante dal traguardo. Quest’anno invece l’ultima salita presenta 3 chilometri molto duri prima dell’abitato di Montriolo e poi la strada continua a salire costante verso il Carnaio. Dalla cima del Carnaio all’arrivo è un attimo e chi scollina primo potrebbe essere il vincitore della tappa».

Anche Malaguti vota l’arrivo di una fuga. «Ci saranno due tappe parallele e credo che la fuga, o meglio quel che ne rimarrà, arriverà al traguardo. Nel gruppo della maglia rosa, invece, dovrebbe prevalere il tatticismo e l’attendismo, ma non me la sento di escludere qualche attacco. Ad esempio Remco Evenepoel è una variabile impazzita: è giovane, è spavaldo e non ha paura di attaccare».

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