CESENATICO – La Nove Colli versione Giro d’Italia va all’ecuadoriano Jhonatan Narvaez. Il giovane ciclista della Ineos si è presentato da solo sul lungomare di Cesenatico dopo una tappa da tregenda, corsa in condizioni climatiche estremamente avverse.

Forza, intelligenza e fortuna

E “l’uomo della pioggia” si è rilevato un ciclista nato nel paese dell’eterna primavera, l’unico capace di domare i nove colli, il freddo, la pioggia e di avere un aiutino decisivo da parte della fortuna. L’episodio decisivo avviene infatti nella discesa verso Savignano: in fuga ci sono Narvaez e l’ucraino Marc Padun (Bahrain McLaren) e, nei pressi di Tribola, quest’ultimo fora e lascia qualche secondo di vantaggio a Narvaez. Ne nasce un duello western, con i due ciclisti distanziati da una decina di secondi e autori di una emozionante cronometro individuale a distanza. Padun sembra essere decisamente in rimonta e all’entrata di S.Angelo il ricongiungimento tra i due sembra cosa fatta. Ed invece Narvaez ha corso con intelligenza, dosando le energie e tornando a guadagnare secondi dopo Sala, fino a quando il vantaggio diventa incolmabile permettendogli di trionfare in solitudine sul traguardo. Dietro ai due fuggitivi arrivano alla spicciolata 4 componenti della fuga del mattino e, a 8’25”, il gruppo della maglia rosa João Almeida con tutti i migliori della classifica.

Poco spettacolo

Da una semplice analisi la tappa di Cesenatico dal punto di vista dello spettacolo è una delusione, con nessun attacco da parte degli uomini di classifica e tutti i migliori all’interno di un gruppetto di 22 unità. Una verità che in realtà è una grande bugia perché la tappa “Nove Colli” del Giro d’Italia sarà destinata a rimanere nelle gambe e nella testa dei corridori, con tutti i ciclisti arrivati a Cesenatico infreddoliti e visibilmente stanchi. La Ntt di Pozzovivo, anagrammando il nome della squadra, aveva cercato di rendere la gara esplosiva, iniziando ad imprimere un ritmo deciso nel tentativo di sgranare il gruppo e tentare una difficile rimonta sui fuggitivi. Tentativo fallito con il “Pozzo” che si è limitato ad un’accelerata sul Gorolo e con Narvaez e Padun sempre fuori dal radar. Che la fuga fosse destinata al successo lo si era capito già dopo pochi chilometri, con il gruppo che dava il “via libera” ad un drappello di 13 unità fuggito nel tratto di pianura, con un vantaggio che si issava sopra i 10’. Il tritacarne delle salite e del maltempo frantumava il gruppetto dei fuggitivi, con la corsa che si riduceva sulla salita di Madonna di Pugliano ad un duello a due tra l’ecuadoriano e l’ucraino. Anche senza la foratura di Padun, la vittoria sarebbe finita probabilmente a Narvaez che, nel corso della “Coppi e Bartali”, aveva dimostrato grandi doti di velocista vincendo allo sprint la tappa di Riccione e conquistando il successo finale con il terzo posto in volata di Forlì.

4 in geografia

Un Narvaez che, nelle interviste post gara, ha mostrato notevoli problemi di geografia: «Non sapevo che Riccione fosse vicino a Cesenatico – ha ammesso caldamente il ciclista della Ineos – e posso solo dire che mi piace correre su questi percorsi. Negli ultimi chilometri mi sono gestito per un’eventuale volata e, quando ho visto che Padun non rientrava facilmente, ho deciso di spingere a tutta per arrivare da solo».

Anche la maglia rosa Almeida era stato tra i protagonisti della “Coppi e Bartali”, chiudendo la bistrattata corsa di Adriano Amici in terza posizione. Almeida è un portoghese vero perché in questo Giro ha sempre riscosso senza mai pagare e, se il Giro dovesse concludersi prima per Covid, lui sarebbe il vincitore: «Da più parti dicono che la corsa possa essere bloccata da un giorno all’altro. Io posso dire che non ci penso e che sto cercando di difendere questa maglia giorno dopo giorno».

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