Ciclismo, Eddy Merckx: “Non vedo eredi di Pantani. Il Giro? Bernal”

Cinque volte vittorioso al Giro d’Italia, protagonista più volte di tappe in Romagna e dintorni con le salite del Cippo di Carpegna e del Barbotto, Eddy Merckx resta il ciclista che ha vinto di più nella storia e a 75 anni continua a seguire la corsa rosa.

Eddy, chi è il favorito del Giro?

«Se non succede niente direi Bernal: ha dimostrato fino ad adesso che va forte. Dopo ci sono Vlasov, Yates, Caruso… e anche Ciccone non è male. Ci sono comunque dei buoni corridori».

In Belgio seguono ancora il Giro come una volta?

«Certo! Specialmente adesso che c’è Evenepoel che partecipa per la prima volta. Aveva detto che voleva provare a vincere il Giro. Ma non è facile quando uno non ha corso per nove mesi. É difficile. Ha perso dei minuti. Vediamo cosa fa sullo Zoncolan…»

Il Giro anche quest’anno è approdato in Romagna. Da queste parti tu sei passato più volte sulla salita del Cippo di Carpegna e hai fatto anche il Barbotto, che ricordi hai?

«Sì, ricordo di più il Carpegna… Ero in fuga con Battaglin e su quella salita riuscii a staccarlo e ad arrivare al traguardo da solo a vincere la tappa (nell’edizione del 1973, ndr). Salita durissima! Non ricordo bene però se lo lasciai nel tratto finale o a metà salita…»

É vero che sul duro Barbotto (che nel finale ha delle pendenze piuttosto severe) ti andò via lo scalatore spagnolo Fuente e giunto in cima dicesti “Maledetto Barbotto!”?

«Non lo so, è un ricordo tanto lontano nel tempo… Ma può darsi».

La tua vittoria più bella?

«La prima volta al Giro d’Italia e la tappa delle Tre Cime di Lavaredo».

In passato hai detto che Marco Pantani era stato rovinato dalla vita notturna. Lo pensi ancora e che posto occupa Marco nella storia del ciclismo?

«Marco è stato un grande scalatore e ha vinto il Giro e il Tour. Ma quando uno non si cura è facile poi la discesa… Se fai troppa vita notturna non puoi restare al top…».

Come mai è rimasto nel cuore di tanti tifosi?

«Sì, per il suo modo di affrontare le salite che entusiasmava il pubblico».

Chi può essere oggi l’erede di Pantani?

«Non vedo adesso uno come Pantani. Certo farebbe bene al ciclismo… ma non lo vedo».

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