Ciclismo, Guido Neri: una vittoria, tanti aneddoti da raccontare

“Neri” a Cesena vuole dire ciclismo. Professionista per nove stagioni negli Anni ’60 e poi simbolo del ciclismo in città con il suo negozio di biciclette su corso Cavour e più recentemente a Torre del Moro. Con otto Giri d’Italia all’attivo, tutti conclusi, Guido Neri è il ciclista cesenate che può vantare più partecipazioni al Giro d’Italia al pari del “gag ad Gaibera” Mario Vicini.

«Bisogna ringraziare l’amministrazione di Bagno di Romagna – esordisce l’ex professionista cesenate – che ha creduto fortemente nella promozione derivata dal ciclismo e ha permesso di avere ancora una tappa del Giro d’Italia dalle nostre parti. È una bella tappa appenninica con un percorso che chiama l’arrivo di una fuga, ma che potrebbe anche regalare qualche scatto dei migliori sull’ultima salita. Sarà una bella giornata di festa».

Rispetto agli Anni ’60 in cui fu protagonista Guido Neri, il ciclismo è cambiato tantissimo nei mezzi, nella preparazione, nelle strade e anche nei regolamenti. Con le regole attuali lanciare una borraccia fuori dalle zone consentite comporta un’ammenda di 450 euro e un’ammonizione che potrebbe portare anche all’espulsione in caso di recidiva. Ai tempi di Guido Neri il rifornimento e le bibite si prendevano al bar e spesso non si pagavano. «Nelle squadre i compiti erano ben delineati – motiva l’ex atleta di Molteni e Scic – e i gregari erano sempre al servizio del capitano. All’epoca non era possibile rifornirsi dalle ammiraglie e durante la corsa erano previsti al massimo due rifornimenti. Nelle giornate particolarmente calde era normale avvantaggiarsi sul gruppo e prendere d’assalto qualche bar per prendere acqua e bibite. Solitamente il barista o l’oste ci permettevano di rifornirci gratuitamente, ma avevamo sempre i soldi in tasca anche perché, specialmente al sud, il rischio di dover lasciare tutto era molto alto».

E proprio a un rifornimento self-service è legato uno dei ricordi più vivi di Neri. «Nel 1962 arrivammo vicino a casa con Van Looy che vinse a Castrocaro. Il giorno dopo era in programma una tappa lunghissima (298 chilometri, ndr) da Castrocaro a Lignano Sabbiadoro, disputata in una giornata caldissima. A Lido degli Estensi mi fermai in un bar e chiesi all’oste se era possibile avere da bere e lui mi indicò la cantina. Appena uscito arrivarono i gregari di Van Looy, gli dissi in francese che le bevande erano in cantina e poi, appena entrarono, li chiusi dentro sbarrando il portone. Ovviamente uscirono subito, ma il giorno dopo successe il finimondo».

Nonostante due buone stagioni, Guido Neri rimase a piedi nell’inverno del 1963 e rischiò di chiudere la carriera ad appena 25 anni. «Ero disoccupato – spiega l’ex professionista cesenate – ma ancora giovane e con tanta voglia di pedalare. Alla Milano-Sanremo del 1963 avevo vinto un traguardo volante ad Alassio che consisteva in due settimane di villeggiatura vicino a Loano. La stagione 1964 iniziava a metà febbraio con quella che sarebbe diventata la classica d’apertura italiana: il Trofeo Laigueglia. Rimasi in Liguria tre settimane, pagando solamente l’ultima, studiai il percorso e mi allenai per correre il Laigueglia da disoccupato. Vinsi quella corsa e mi si riaprirono le porte del professionismo con la chiamata della Molteni. Fu la mia unica vittoria da professionista, anche perché negli anni successivi corsi quasi sempre come gregario».

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