Ciclismo e trekking, convivenza difficile nelle foreste casentinesi

«Non voglio criminalizzare la categoria dei ciclisti, ma quando le persone in un luogo aumentano, aumentano anche quelli che hanno meno attenzione agli altri, e così le probabilità che succedano incidenti». Luca Santini, presidente del parco nazionale delle Foreste casentinesi, commenta il numero crescente di “disavventure”, a volte anche con conseguenze molto gravi, che si verificano nel territorio appenninico proteso tra Romagna e Toscana in conseguenza dell’incremento dei frequentatori dei boschi. Nelle foreste, infatti, è cresciuto sia il numero dei camminatori che dei ciclisti che si avventurano lungo i sentieri in sella di e-bike e mountain bike.

Convivenza difficile

Una convivenza spesso non semplice, anche per le insidie stesse che presentano i percorsi. «Quando si affrontano i sentieri di montagna – spiega il presidente Santini – bisogna considerare che non è una pista ciclabile o una strada in cui si va a correre. Gli Appennini sono montagna vera, alta, soprattutto il versante romagnolo, più aspro e scosceso di quello toscano. Se la si affronta come un percorso ciclabile di città, è inevitabile che ci siano incidenti. Bisogna modificare l’approccio, e prima di avventurarsi bisognerebbe informarsi attraverso i centri visita del parco, magari anche fare un sopralluogo o scegliere di farsi accompagnare da una guida esperta». A testimonianza della crescita degli incidenti, i dati degli interventi del Soccorso alpino: 80 in tutto il 2020, «lo stesso numero del 2019, nonostante i mesi di lockdown dovuti al Covid – sottolineano i soccorritori – e nel 2021, solo a giugno, erano già 40». Tra gli avventori, i ciclisti sono quelli che più spesso finiscono per ferirsi o diventare protagonisti di incidenti. «Le bici elettriche danno la possibilità di fare percorsi impegnativi, con ampi dislivelli, anche a persone che non sono preparate fisicamente e non hanno esperienza. – riferisce il presidente – e se l’insufficiente prestanza fisica è supportata dall’impulso elettrico della bici, l’inadeguatezza no. Così poi finisce che non si riesce più a governare la bicicletta, con tutte le conseguenze del caso».

Patrimonio dell’Umanità

L’interesse che gli Appennini stanno riscuotendo negli ultimi anni è una conseguenza sia «dell’urgenza del contatto con la natura riscoperto a seguito del lockdown», spiega ancora Santini, ma anche della «maggiore notorietà acquisita dal parco». «Abbiamo ottenuto la certificazione di Turismo sostenibile – ricorda il presidente – e nel 2017 le foreste sono diventate Patrimonio dell’umanità dell’Unesco». Un territorio di 7.700 ettari che nel 2021 è stato inserito nella “Green list Uicn, Unione Internazionale per la conservazione della natura”, «organizzazione mondiale per la conservazione delle aree protette che conta solo 59 parchi al mondo su oltre 250mila, e noi ci siamo». Inserimento nella green list che rappresenta per il presidente del parco un importante riconoscimento. «Significa – dice – che siamo uno dei 59 parchi meglio amministrati al mondo».

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