Giancarlo Severi sta alla Nove Colli più o meno come Eddy Merckx alla Milano-Sanremo. Sette vittorie per Merckx alla classicissima di primavera, cinque per Severi alla regina delle granfondo. O meglio: cinque vittorie più una, perché il cesenate Severi è stato il vincitore assoluto nelle edizioni 1985, 1986, 1987, 1989 e 1991; in più nel 1993 fu premiato come primo della categoria B (concorrenti dai 36 anni in su).

Da collezionista di vittorie alla Nove Colli, avrebbe mai immaginato di vedere una tappa del Giro sullo stesso percorso? «Assolutamente no, e credo che la tappa da Cesenatico a Cesenatico possa essere istruttiva per il mondo dei cicloamatori».

In che senso istruttiva? «La Nove Colli è una bellissima corsa, ma non può essere definita dura per un professionista. Oggi vedremo all’opera ciclisti che alla Milano-Sanremo fanno a tutta la salita del Poggio, che arriva dopo 280 km di corsa. Di conseguenza, per professionisti di livello assoluto, quelle di oggi non sono salite vere. Il Barbotto arriva a un terzo di corsa e quindi è troppo presto per essere decisivo. Vedendo all’opera i professionisti, i cicloamatori capiranno bene la differenza tra un appassionato e un ciclista “vero” a tutto tondo…».

Se un ciclista amatoriale vuole farsi un giro in bici e vedere la tappa da qualche punto strategico, cosa consiglia? «Innanzi tutto consiglio di muoversi in bici e fare una prima sosta al Barbotto per gustarsi il passaggio della tappa. Subito dopo ci si sposta a Perticara per assistere a un nuovo passaggio e infine ci si può nuovamente spostare fino al Gorolo. In questo modo si fa un bel giro in bici e magari si rinfranca lo spirito in un ristorante in collina».

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