Michele Coppolillo, sta crescendo anche per lei l’emozione in vista dei Mondiali di Imola 2020?

«Certamente, un evento del genere è sempre speciale, anche se considerando il Covid1-9 le difficoltà e le limitazioni sono tante. Penso meritino un grande applauso gli organizzatori per quanto stanno facendo: sarebbe stato un peccato lasciare scappare via un’occasione del genere. Il movimento ciclistico italiano aveva tanto bisogno di un Mondiale. Davvero».

Lei conosce bene Selleri e Pavarini, li credeva capaci di un’impresa del genere?

«Mettere assieme un Mondiale in 20 giorni è quasi impossibile. Loro ci riusciranno grazie a capacità sopra la media e per l’apporto di un gruppo consolidato che lavora da tempo assieme. Già al Giro d’Italia Under 23 si è visto di cosa sono capaci. Poi, ripeto: i protocolli sanitari sono davvero stringenti, me ne accorgo già io con le gare giovanili, figurarsi a questi livelli. Meritano un applauso, hanno portato a Imola una manifestazione con ancora più risonanza mondiale della Formula Uno».

Veniamo al percorso della gara in linea, come lo giudica?

«Molto impegnativo. C’è pochissima pianura, giusto quei 2-3 km che da Riolo Terme portano alla Gallisterna, per il resto tanti mangia e bevi e in generale un tracciato nervoso, che richiede la massima attenzione. Come quello di una classica per intenderci. Occhio a fare andare via le fughe, da dietro sarà difficile recuperare e negli ultimi giri ogni scatto potrà risultare quello vincente».

Scollinare in cima alla Gallisterna con 20-30” di vantaggio potrebbe essere decisivo?

«Penso proprio di sì, specie all’ultima tornata e se i fuggitivi dovessero risultare 2-3 in modo tale da darsi il cambio. Di lì all’arrivo lo spazio per rimontare c’è, ma parliamo di un tracciato snervante, che porterà via molte energie agli atleti e che, verosimilmente, farà tantissima selezione».

I suoi favoriti chi sono?

«Credo che chi esce dal Tour avrà una marcia in più rispetto agli altri, pure a chi corso la Tirreno-Adriatico. Pogacar non va sottovalutato, Alaphilippe si giocherà le proprie carte, ma se dovessi giocare il classico euro, allora sceglierei il belga Van Aert».

E l’Italia di Cassani ha qualche possibilità?

«Può succedere di tutto, specie se, come dicono le previsioni meteo, dovesse piovere. Nibali non sembra al meglio, ma è un campione e nelle occasioni importanti non tradisce. Ulissi e Masnada hanno lanciato segnali importanti».

Domenica seguirà la gara?

«Certo, vivo tra Osteria Grande e Dozza dal 1983, non posso perdermi un’occasione del genere. Lascerò l’auto sul lungofiume e con il mio zaino farò a piedi quegli 8-9 km per arrivare in cima alla Gallisterna. Conosco quella salita, lo scenario è unico e credo che alla fine ci andranno almeno 10mila tifosi. Ho già la pelle d’oca, ma ci terrei a fare un appello».

Prego.

«Chiedo ai tifosi di indossare le mascherine, evitare gli assembramenti e rispettare gli atleti. E’ una questione di sicurezza, per tutti noi e a maggior ragione per campioni che fanno della salute una condizione necessaria. Al Tour de France in tv ho visto scene poco edificanti. Si possono sostenere i ciclisti, chiaro, magari anche urlare al loro passaggio, ma bisogna farlo indossando le mascherine, altrimenti i rischi aumentano e so bene come gli atleti in questo momento siano preoccupati da situazioni del genere. Insomma, facciamo vedere che ci meritiamo un evento del genere».

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