Ciclismo, Belletti: «La tensione di Cattolica? Di finali così ne ho visti tanti»

Oltre a Mikel Landa, anche Joe Dombrowski e Pavel Sivakov non partiranno oggi per la sesta tappa del Giro d’Italia (Grotte di Frasassi-Ascoli Piceno). La Modena-Cattolica ha lasciato inevitabilmente strascichi, con la Corsa Rosa che ha perso alcuni protagonisti di primo piano a causa di brutte cadute. Per Landa frattura multiple alla costole e alla clavicola sinistra.

«Se si vuole correre su queste strade, è obbligatorio aumentare le protezioni». È stato un rosa scuro quello di Alessandro De Marchi appena dopo il traguardo, con il leader della classifica ancora scosso dalla caduta di Mikel Landa nel finale. Poi in conferenza stampa, a freddo dopo circa mezz’ora, il friulano della Israel Start-Up è stato meno diretto. «Sappiamo che questi finali di corsa possono essere molto pericolosi – spiegato – e anche noi ciclisti dobbiamo cercare di essere più collaborativi e attenti perché il rischio di cadere e di farsi male è sempre elevato. Per ora mi godo questa fantastica maglia rosa e domani (oggi, ndr) farò di tutto per difenderla e nello stesso tempo cercherò di aiutare il mio capitano Daniel Martin».

Anche l’ex vincitore del Giro delle Fiandre Alberto Bettiol ha puntato il dito sulla sicurezza: «Il finale era molto pericoloso e chi organizza dovrebbe sempre pensare a salvaguardare la salute degli atleti. E poi devo fare un appello al pubblico: avere la gente a bordo a strada dopo un periodo così difficile, come quello che abbiamo vissuto, è sicuramente bellissimo. Ma la gente deve rispettarci e deve capire che noi occupiamo tutta la sede stradale e che è pericolosissimo sporgersi con le braccia per farci foto con il telefonino».

Segnali molto incoraggianti anche da Manuel Belletti che ha conquistato la sua prima top ten in questa edizione della corsa rosa. «Se non mi fossi toccato con Pasqualon negli ultimi metri – racconta il santangiolese della Eolo-Kometa – avrei concluso una o due posizioni più avanti. Si arrivava vicino a casa e ci tenevo tantissimo a fare bene e posso dire di avere fatto il massimo nelle condizioni attuali».

Un buon risultato che non basta come anestetico alle ferite: «La caduta di Canale mi ha riportato indietro di una settimana. Stavo migliorando e mi sentivo abbastanza bene e invece nella caduta ho picchiato di nuovo il costato e risvegliato i dolori intercostali. La tappa di Sestola è stata una delle sofferenze più grandi della mia carriera e arrivare all’arrivo è stata un’impresa. Ma non mi arrendo e proverò a tenere duro».

Sul finale di tappa, Belletti dice: «Questi finali ci sono sempre stati: purtroppo si tende a mettere tutto sotto la lente di ingrandimento solo quando c’è la caduta di un uomo importante. Se si vuole davvero cambiare, in tappe come questa va neutralizzato il tempo negli ultimi 5 chilometri in modo che a fare la volata siano solo i velocisti».

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