Ciclismo, Amadori: «Sì, spero di restare Ct dell’Italia Under 23»

Mister Mondiali. Se fra i Pro la maglia iridata su strada manca dal lontano 2008, quando a vestirla fu Alessandro Ballan, a livello Under 23 è tutt’altra storia. In Belgio, infatti, il commissario tecnico Marino Amadori ha guidato la nazionale al secondo successo consecutivo. A bissare la vittoria ottenuta nel 2019, in Gran Bretagna, da Samuele Battistella, è stato venerdì, Filippo Baroncini, romagnolo doc come il Ct che si è quindi meritato sul campo la riconferma.

Amadori, com’è stato questo secondo Mondiale in bacheca?

«Sapere di avere un ciclista romagnolo di un certo livello in squadra e portarlo sul gradino più alto del podio è una soddisfazione enorme, ancora maggiore del solito, che ripaga dei tanti sacrifici compiuti in questi due mesi. Con Filippo abbiamo lavorato sodo: dal Tour de l’Avenir agli allenamenti in altura a Sestriere fino agli Europei a crono e su strada».

Se lo sentiva, insomma?

«Ci credevamo. In maglia azzurra, nelle precedenti prove, Filippo era stato sempre protagonista, in più il percorso di quest’edizione si addiceva alle sue caratteristiche. Ero sicuro che avrebbe disputato un Mondiale importante, poi vincere è un sogno. Per fortuna, si è realizzato».

Non per caso, giusto?

«Dietro al risultato c’è una squadra fantastica, che ha gestito al meglio la corsa dal km 0 fino all’arrivo. Abbiamo messo in pratica alla perfezione quanto avevamo concordato nella riunione tecnica, ossia di mettere Filippo nelle condizioni di provare l’azione personale. L’attacco sull’ultimo strappo era programmato, d’altra parte era il punto chiave della corsa, come hanno confermato anche le altre prove, compresa quella dei pro».

Il mondo migliore per cancellare la delusione del secondo posto agli Europei di Trento?

«Nessuna delusione, Filippo ha fatto il suo ma Nys è stato più forte, per quanto inatteso: non pensavo che in volata riuscisse a sprigionare una simile esplosività. Anche per questo, ai Mondiali abbiamo deciso di anticipare l’azione. Per quanto uno possa essere superiore, giocarsela allo sprint è sempre un rischio, l’unico modo per non correrne è arrivare da soli. Ci abbiamo provato ed è andata bene. Tatticamente, non avremmo potuto fare di meglio».

Dove può arrivare Baroncini?

«In questi anni è cresciuto tanto e ha enormi margini di crescita: è tutto da scoprire. È veloce ma non velocissimo, se la cava bene nei percorsi misti ed è competitivo nelle salite non troppo lunghe, in più è un buon cronoman. Lo vedo bene come uomo da classiche, in particolare quelle del Nord, tipo Liegi o Fiandre».

Per il futuro del ciclismo italiano ci sono buone prospettive?

«Oltre al Mondiale abbiamo conquistato la Coppa delle Nazioni, un risultato che dà lustro a tutto il nostro movimento Dilettanti. A livello giovanile, perciò, direi che non siamo affatto messi male: non abbiamo il talento puro alla Evenepoel ma diversi ragazzi interessanti, si tratta solo di avere quella pazienza che le altre nazioni hanno e spesso qui manca».

Merito anche del suo lavoro, come testimonia la conferma nel ruolo di Ct: soddisfatto?

«Al momento, nonostante le notizie sui giornali, non c’è nulla di certo. I nostri contratti scadono giovedì, poi saranno il presidente e l’assemblea federale a decidere il futuro organigramma tecnico. Personalmente, sono qui dal 2009 ed è un incarico che mi piace molto e ricopro con passione. Mi auguro, quindi, di restare: sarei l’uomo più contento del mondo».

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