IMOLA – Dopo il ritiro dal professionismo con vittoria ad Okinawa, Alan Marangoni è rimasto attivamente nel ciclismo. E’ opinionista, conduttore e anima del canale YouTube “Gcn” che si occupa di ciclismo a 360°, coprendo mille sfaccettature dello sport della bicicletta dall’allenamento, alla tecnica, passando per le gare professionistiche. E, dopo aver indossato la maglia dell’Italia per una sola corsa (Giro del Veneto 2010), Marangoni si prepara a tingersi da azzurro per il suo “primo” mondiale da inviato, senza nascondere l’emozione di poterlo commentare dalla sua Romagna. «Da giorni si parlava della possibilità di organizzare il Mondiale a Imola – spiega l’ultimo professionista della provincia di Ravenna – e sui giornali della mattina la notizia era data praticamente per certa. Eppure non posso negare che quando ho letto la conferma dell’Uci, poco dopo mezzogiorno, mi sono commosso. Il Mondiale in Romagna è qualcosa di enorme, indescrivibile e probabilmente un evento che non potrà mai più ripetersi. Quello che mi auguro è che possa dare una forte spinta al ciclismo giovanile italiano e romagnolo come lo fu nel 1968».

Marangoni è un profondo conoscitore dell’entroterra faentino e imolese e per descrivere il mondiale romagnolo si affida a quattro sole lettere: duro. «Il percorso è molto complicato e le salite sono veramente dure. Sono salite abbastanza simili, non particolarmente lunghe (2.700 metri entrambe, ndr) e che salgono a strappi. Se dovessi paragonarla ad una classica direi che può ricordare una Liegi Bastogne Liegi per durezza e chilometraggio. Vorrei inoltre sottolineare due aspetti importanti legati al percorso. Il primo riguarda l’asfalto: me lo ricordo in condizioni pessime, ho visto che è stato rifatto, per cui mi auguro che l’intervento di manutenzione delle strade possa risultare efficace. Il secondo è legato al meteo: se dovesse piovere il circuito potrebbe rivelarsi pieno di insidie».

Impossibile non chiedere a Marangoni, che grazie al canale Gcn continua a seguire attivamente il ciclismo, un pronostico sul prossimo campione del mondo: «Partiamo da una considerazione fondamentale: questa non è una stagione normale e non ha eguali nella storia moderna. Parlavo con alcuni ciclisti alla Tirreno-Adriatico e in gruppo c’è già tanta stanchezza perché molti professionisti non erano abituati a correre con tanta frequenza. Mancano riferimenti, manca una preparazione specifica e in più quasi nessuno ha avuto modo di poter fare una ricognizione sul circuito. Ecco perché non è facile sbilanciarsi e indicare un favorito».

La bilancia verso Imola ha due diversi pesi: i ciclisti reduci dal Tour e quelli che stanno preparando il Giro d’Italia e sono passati attraverso la Tirreno-Adriatico. «La grossa incognita è proprio questa. Teoricamente chi esce dal Tour dovrebbe avere una condizione migliore rispetto a chi ha corso di meno. Ma allo stesso tempo occorre vedere se i vari Alaphilippe, Roglic, Van Aert, Pogacar avranno ancora energie fisiche e mentali per presentarsi al Mondiale per vincere. Credevo potesse essere adatto alla caratteristiche di Van Der Poel ma alla Tirreno Adriatico ha confidato a noi di Gcn che probabilmente diserterà la gara iridata. Insomma, se avessi un euro da scommettere probabilmente lo lascerei nel portafoglio».

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