Vittorio Adorni, che emozioni ha provato all’annuncio ufficiale del Mondiale di ciclismo a Imola?

«Forte. Imola per me resterà sempre un posto speciale. Infatti ho cercato di far capire ai delegati Uci che l’autodromo sarebbe stato la scelta migliore. Il vantaggio di avere una struttura del genere già pronta, senza bisogno di montare neanche lo striscione d’arrivo, è impagabile. Ho lavorato a lungo con l’Uci, mi hanno chiesto un parere e gliel’ho dato».

Cosa ricorda di quella straordinaria vittoria del 1968?

«Ho tante immagini che porto dentro. E in questi giorni tutti me ne stanno chiedendo una in particolare. Dico solo che vincere con quasi 10 minuti di vantaggio (9’50”, ndr) resta un’impresa irripetibile nel ciclismo moderno. Roba che non si dimentica».

Sarà all’autodromo per la quattro giorni ridata?

«Certo, lì ho tanti amici. Ad iniziare da Nino Ceroni (organizzatore del Mondiale del 1968, ndr) che mi ha chiamato stamattina (ieri, ndr) per avere novità. Ripeto, ho caldeggiato Imola fortemente. L’Uci ha vagliato anche le candidature della Toscana, dell’Abruzzo e quella francese, ma Imola era perfetta, specie sotto il profilo della sicurezza. Io l’ho detto loro sin dal primo giorno. Poi se ne sono resi conto».

Che Mondiale si aspetta?

«Non conosco ancora il tracciato con esattezza, però molto duro. E poi la settimana successiva scatterà il Giro d’Italia, sarà una ideale staffetta tra due delle corse più amate dagli italiani. Davvero splendido».

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Vittorio Adorni

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