Ciclabili, Ravenna studia il nuovo piano

RAVENNA – Le piste ciclabili ravennati coprono una porzione più che soddisfacente di territorio ma la percentuale di percorsi perfettamente in linea con le normative stradali, del resto cambiate molto negli ultimi anni, è inferiore al 30 per cento. È quanto emerge dal documento conoscitivo del Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) che in questi giorni è in esame in regione. Nel territorio comunale di Ravenna, la dotazione di infrastrutture a servizio della mobilità ciclistica è pari a circa 142 chilometri. Si tratta di una rete molto sviluppata, con un problema: il 71,9 per cento è non conforme al decreto del 1999 che definisce la larghezza minima delle corsie ciclabili che vanno da un metro (nel caso in cui siano su sede separata) a 1,5 metri su strada. I problemi delle piste ciclabili ravennati riguardano in gran parte le sezioni – ma va detto che buona parte di esse sono state progettate prima dell’entrata in vigore della legge – ma per gli amanti della bicicletta c’è anche una buona notizia: la maggior parte dei percorsi a loro dedicati sono considerati adeguati sugli altri aspetti. Si legge nel rapporto: «Interessante evidenziare che il livello di inadeguatezza correlato ad aspetti strutturali e non (presenza di sosta o di ostacoli) riguarda poco più di 17 chilometri delle ciclabili ravennati, pari al 12,2% della rete complessiva. Tale valutazione è indubbiamente di grande importanza per il Pums e per i suoi strumenti attuativi».

Lo strumento in questione, che regolerà i vari aspetti della mobilità ciclabile, è il Biciplan. Tra gli aspetti da affrontare c’è l’assenza di un servizio di bike sharing: quello entrato in esercizio nel 2020 a seguito di una manifestazione di interesse, a cui ha partecipato un operatore svizzero è stato soppresso a giugno 2021. Il servizio free floating comprendeva un’offerta di 250 biciclette a pedalata muscolare e 45 a pedalata assistita, distribuite in 5 stazioni tra la città e i lidi. Il contratto per la gestione del bike sharing prevedeva due anni di servizio, rinnovabile di altri 2. «A metà della scadenza contrattuale, il gestore ha dismesso il servizio. Compito del Pums sarà quindi quello di valutare l’opportunità di tale opzione alla luce anche delle riflessioni che hanno indotto l’operatore ad abbandonare il sito di Ravenna ed alle opportunità offerte dai servizi di micromobilità ed al loro successo», scrive il Comune. Ci sarà insomma una riflessione sul sistema delle bici condivise anche alla luce del successo che sembrano riscuotere i monopattini elettrici: in totale 6.671 persone registrate in otto mesi. Resta da capire come il servizio affronterà la nuova normativa approvata nell’autunno scorso: il limite di velocità (6 km/h nelle aree pedonali, 20 km/h nelle altre) è il meno problematico. Ma per un servizio “free float” ci sono altre norme che possono essere scomode per gli utenti: il fatto, ad esempio, che i monopattini non possano più essere parcheggiati sui marciapiedi se non in aree individuate dai Comuni. Per evitare la sosta selvaggia, inoltre, gli operatori devono prevedere l’obbligo di acquisizione della foto al termine di ogni noleggio, per risalire chiaramente alla posizione del parcheggio. È previsto inoltre l’obbligo di un segnalatore acustico, di un regolatore di velocità e, a partire da luglio 2022, delle frecce e di indicatori di freno su entrambe le ruote. Di notte saranno obbligatori luce di posizione e giubbetto catarifrangente.

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