“Cibo” che cancella l’odio con torte e fette di formaggio

"Cibo" che cancella l'odio con torte e fette di formaggio

VERONA. Fette di torta, pandori, tortellini, ortaggi e formaggi, contro l’odio. Non per mangiarli e consolarsi così delle brutture del mondo, ma per coprire, o meglio scacciare, dando forma all’idea di qualcosa di buono che rimanda a un sapore e a un colore, il nero, in senso letterale e non, di certi segni urbani sempre più frequenti. “Cibo” è anche un nome proprio, quello del writer veronese Pier Paolo Spinazzè che a partire dai muri del suo piccolo paese in provincia di Verona, San Giovanni Lupatoto, ha deciso di regalare alle periferie un singolare servizio di “volontariato civile”: sovrapporre le sue “ricette” colorate a svastiche, croci celtiche, parolacce e messaggi di odio in generale graffiati su muri, muretti, cabine elettriche, case abbandonate. Insomma Cibo ripulisce i muri disegnando qualcosa di “buono” laddove “il cattivo” prevarrebbe contaminando i pensieri anche di chi soltanto guarda. Un’ azione potente evidentemente, che gli ha già comportato diversi problemi, prima le minacce, poi il mese scorso una bomba carta fatta esplodere sotto la sua auto. «Di solito nella mia rassegna stampa inserivo ritagli colorati e felici, questo lo è stato meno – dice Pier Paolo “Cibo”–. Stanno indagando, a chi indaga spetta la difesa della nostra libertà, io mi fido e aspetto». E intanto continua a dipingere “ricette da muro”.


Ricette da muro
«Tutto è cominciato una decina di anni fa, qui da noi si vedeva già allora l’estrema destra che cominciava a prendere piede, e secondo me bisognava trovare un modo per rispondere. Con un linguaggio che fosse comprensibile alla mia provincia. Verona è un territorio agricolo e dovevo trovare un modo che incontrasse le persone che abitano qua, noi siamo tutti ragazzi di campagna. Inoltre per strada c’è poco tempo per comunicare e una fetta di formaggio è quella, ci metti niente a dirlo ma puoi far capire molto. Se nelle nostre montagne disegno una fetta di Monte veronese di malga, che è anche un Presidio Slow Food, la gente lì lo fa, lo conosce, ed è di tutti, quindi capisce». Fermo restando che «siamo l’unico popolo che mentre mangia parla di cosa mangia. C’è un detto: quando è ora di decidere porta in tavola, per noi il cibo è tutto». Quanto a lui, Cibo, al tema non è estraneo non solo in quanto quotidiano consumatore, come tutti, ma anche perché ha vissuto «come si produce quello che si mangia fin da piccolo, perché avevo i nonni contadini e andavo con loro nella stalla delle mucche. Poi ho lavorato nella redazione della rivista Sapori d’Italia e ho visto da vicino il mondo dell’enogastronomia che rappresenta la parte buona dell’Italia di cui ogni italiano va fiero». Quanto alla scelta della vivanda da disegnare, concorrono molti fattori. «Di solito quando decido di cancellare un intero paese, ovvero una decina di svastiche almeno, scelgo un unico alimento. Così, ad esempio, se scelgo una zucca, tutti gli abitanti di quel posto sanno che sotto una zucca c’era una svastica, non la vedono più ma vedono il mio messaggio. A volte posso legarmi ad alcune ricorrenze, o magari a una forma particolare che si adatta a quello che voglio cancellare».
Poi succede che “i cancellati” intervengano di nuovo e allora si innesca come un dialogo. Il murales diventa una ricetta vera e propria, con gli ingredienti che si aggiungono via via, e “migliorano il piatto”. «Questa è la parte più interessante del mio lavoro. Ad esempio la scorsa settimana ho disegnato una fetta di pandoro, quando lo rovineranno vorrà dire che ci metterò sopra il mascarpone… Il loro odio entra a far parte della mia cucina e non si rendono conto di quello che succede e cioè che io li uso. Così, la gente che vede tutto l’evolversi del murale, non sui social ma in diretta, passando per strada, ride e questa risata diventa la miglior cura verso l’ignoranza e l’ odio. Loro non sanno ribattere a tono, non riescono a competere in un campo che è quello della cultura e dell’ironia e alla fine vengono derisi e si innesca così anche una sorta di percorso di rieducazione, perché gli hai tolto potere… con una fetta di formaggio disegnata». Cibo agisce solo in provincia di Verona, va su chiamata e segnalazione se non vede da solo le svastiche da cancellare, contatta i proprietari del muro, chiede il permesso, agisce. «È una forma di volontariato, magari appariscente», dice. Soldi non ne chiede, specie dalle amministrazioni pubbliche. Il suo lavoro gli ha portato però anche commesse. «Paga solo chi ha il denaro, e ci sono mecenati che, condividendo il valore civico del mio lavoro, che si fonda su ideali di libertà e di antifascismo, fa ridere doverlo ribadire nel 2019 ma è così, mi commissionano lavori veri e propri magari sui muri delle loro aziende, per decorarli, ridipingerli», aziende alimentari ovviamente. «Sì, alla fine è un po’… un circolo gustoso».

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