Chiude la pizzeria Marì d’Otello

La pizzeria Marì d’Otello, aperta sette anni fa da Renam Asirelli insieme al padre Mauro, chiude. Una scelta ponderata e maturata anche alla luce dell’ultimo anno segnato dalla pandemia. «La situazione non ci consente più di portare avanti la nostra attività – racconta il giovane 32enne Renam Asirelli -. Ho sperato fino all’ultimo che questa situazione legata all’evolversi della pandemia si potesse risolvere prima di quanto in realtà non sia accaduto. Fortunatamente siamo un’azienda solida e abbiamo cercato di resistere anche per venire incontro alle esigenze dei nostri 8 dipendenti anche se due di questi si sono licenziati per cercare un impiego in settori non colpiti dalle limitazioni Covid perché hanno famiglie da sostenere. Sono stufo per come siamo stati trattati e anche molto triste, purtroppo temo che a chiudere non sarò solo io al termine dell’emergenza».

La decisione di non proseguire nel percorso intrapreso ben 7 anni fa, che tra l’altro ha portato la pizzeria in via Isonzo ad ampliarsi (da 24 coperti dell’inizio, oggi ne conta quasi un centinaio), è arrivata proprio all’indomani dell’approvazione del decreto “Sostegni”. Il titolare, infatti, in un duro post di sfogo su Instagram diventato virale spiega: «In questi ultimi mesi la categoria a cui appartengo è passata da quella che evade fiscalmente a quella di spettro di un male invisibile ed inesorabile. Quotidianamente mi scontro con le assurdità e le incongruenze del momento. Oggi dopo l’ennesima batosta, getto la spugna. A quanto pare ci verranno negati i ristori previsti poiché il mio calo del fatturato è solo del 28%. Qui non bastano 200 mila euro in meno di fatturato per avere un minimo di sussidio a fronte di mesi di chiusure forzate e gestite grossolanamente. Questi aiuti sembrano essere calcolati proprio per essere destinati ad una minor fetta possibile di attività. Non ha davvero senso continuare, non qui».

Per i clienti, comunque, la Marì d’Otello non chiuderà i battenti subito. «Proviamo a tenere duro ancora un po’, la decisione diventerà realtà in autunno – conclude Asirelli –. Lo devo a chi lavora con me, lo faccio affinché possano trovare altrove la possibilità di realizzarsi professionalmente. Quanto a me sto guardando al mercato estero, fare impresa qui è impossibile. Peccato, ci speravo davvero ma non si può vincere questa guerra. L’Italia sta affogando, e noi con lei».

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