RAVENNA. Aveva finito di scontare giusto nel 2015 la condanna a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, terminando la pena con l’affidamento in prova. Poi era tornato libero, finché mercoledì scorso è arrivata la dimostrazione che non era affatto uscito dal giro. Era scomparso da qualche giorno dalla provincia, il 44enne albanese che da tempo vive nel Ravennate con la famiglia.

Quando i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno intercettato la sua Mercedes mentre rientrava in Romagna, lo hanno bloccato al casello di Lugo. Si era assentato per fare scorta: 5,8 chili di cocaina, divisa in cinque panetti abilmente nascosti in un vano ricavato dietro al cruscotto. Un quantitativo che è stato sequestrato assieme ai contanti che aveva in un borsello, circa 6.450 euro, e che al termine dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari Janos Barlotti, lo ha fatto tornare in carcere.

Dosi per un milione di euro

Non è chiara la fonte di approvvigionamento, tutt’ora oggetto di indagini. Quel che ipotizzano gli inquirenti è che il 44enne – ora tutelato dall’avvocato Carlo Benini – avrebbe rifornito tutto il territorio della Bassa Romagna. La droga era stata acquistata all’ingrosso per non meno di 150mila euro. A seconda della purezza il valore di mercato sarebbe stato potenzialmente superiore al milione di euro. E proprio per esaminare il livello di principio attivo sono state disposte le analisi dello stupefacente. Ma è il calibro del personaggio e i suoi precedenti (nel “curriculum” vanta anche una condanna a 4 anni e 10 mesi sempre per droga) che fanno pensare a una partita di qualità, che una volta tagliata avrebbe fruttato svariate migliaia di dosi.

Sono questi gli elementi sui quali si ipotizza che il traffico di stupefacenti fosse la sua principale attività a tempo pieno. Disoccupato (eccetto qualche lavoretto saltuario nell’edilizia), il 44enne faceva parte anni addietro di una pericolosa banda dedita al traffico di droga, con base operativa in provincia. Nucleo centrale della gang era proprio la famiglia, composta da due fratelli e da un cugino, con ramificazioni e contatti direttamente a Durazzo. Il 44enne, secondo quanto ricostruito all’epoca dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, era il braccio destro del fratello, considerato il capo dell’organizzazione. Un personaggio che il procuratore capo Alessandro Mancini alla luce del nuovo arresto ha definito «un soggetto estremamente pericoloso considerati i precedenti specifici e le condanne scontate». Forti i sospetti, secondo il magistrato, che «la cocaina sequestrata avesse come destinazione finale la nostra provincia».

Il vano, la droga e il collant

Auto costosa e contanti, nonostante non avesse un lavoro. Quando attorno alle 10.30 di mercoledì i militari del nucleo investigativo hanno fermato la Mercedes, lo straniero, solo al volante, non è riuscito a nascondere i segni di nervosismo, e non ha trovato valide giustificazioni per la presenza di tutto quel denaro.
La droga, tuttavia, era nascosta bene. Così il controllo è proseguito al comando provinciale, dove il veicolo è stato portato caricato su un carro attrezzi. Qui, il fiuto dell’unità cinofila della Guardia di Finanza ha portato gli inquirenti al cruscotto della vettura. È stato poi compito del personale addetto all’officina smontare letteralmente il contachilometri, per scoprire che all’interno, nel condotto cavo che porta verso il lato passeggero, erano nascosti i cinque panetti di stupefacente avvolti in una calza da donna per essere più facilmente recuperati.

Come richiesto dalla Procura, il gip ha convalidato l’arresto disponendo il carcere come misura cautelare. Proseguiranno invece le indagini per capire dove si fosse recato il 44enne per rifornirsi di un quantitativo di droga che gli avrebbe assicurato ancora per molto affari fiorenti, non fosse stato per i rischi del mestiere.

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