Ricorreva ieri il nono anniversario della morte di Angelo Marconi, ingegnere, industriale, già Presidente di Confindustria Rimini, mecenate e soprattutto persona corretta e gentile.
Propongo di intitolare al suo nome uno dei piazzali della Darsena, opera a cui dedicò non poco del suo tempo e della passione civile e imprenditoriale.

Trenta anni fa Rimini non era solo una grande città turistica, era anche sede di importanti cantieri per la pesca e il diporto (a Rimini nasce il primo Moro di Venezia di Raul Gardini) e deteneva una flotta peschereccia di rilievo che non trovava adeguati spazi nell’antico porto di Carlo Malatesta. Se Rimini può oggi vantare uno dei più bei porti turistici dell’Adriatico occidentale, buona parte del merito va riconosciuto all’ingegner Marconi che riportò in vita, con tenacia e passione, un progetto imprenditoriale che aveva visto la prima luce agli inizi del Novecento, si era arenato nel fango e nel sangue di due conflitti mondiali e pareva ormai perduto nei meandri delle competenze amministrative, fra Stato, Regione, Comune.
Come quasi sempre accade di fronte alle novità, il progetto di Darsena turistica trovò molti nemici sulla sua strada, nemici che si animarono per interessi specifici mettendo in moto interessi politici. Il passaggio di maggiore difficoltà si ebbe nell’estate del 1994, quando il Ministro dei Beni Culturali, bocciò il progetto con un parere che si concludeva, in pratica, con un “il porto fatelo in altra parte della costa”. Leggendo quello strano ma perentorio parere negativo, il sindaco chiamò subito il ministro per ottenere una appuntamento urgente e attivò l’ingegner Marconi perché mobilitasse i canali confindustriali. L’azione convergente fu efficace perché in pochi giorni l’appuntamento fu ottenuto.
Era ministro il professor Domenico Fisichella, un liberale eletto in Alleanza nazionale, uno dei fautori della svolta di Fiuggi. Il sindaco e l’ingegnere furono accolti cortesemente dal segretario particolare che, ostentando sulla giacca il simbolo di An, introdusse i due riminesi nello studio del ministro. Il sindaco e l’ingegnere si guardarono con una certa preoccupazione, quella fiamma tricolore in una sede istituzionale non era di buon auspicio. Invece Fisichella fu interlocutore attento, capì le ragioni della scelta del luogo a ridosso del molo di Ponente e, in pochi giorni, modificò con prescrizioni il parere. I due stemperarono poi la tensione davanti a un piatto di bucatini all’amatriciana.
Anche a livello locale le difficoltà non mancarono. A San Giuliano c’erano timori per l’erosione, per il ritiro di un certo numero di concessioni demaniali, per il futuro di un turismo a base familiare. Il punto di svolta ci fu quando il presidente del Club Nautico, Pietro Palloni, organizzò un’assemblea aperta al Club. Il sindaco illustrò e difese il progetto con animosità a fronte di molte contestazioni. A un certo punto si alzò un albergatore di San Giuliano che quasi gridò in dialetto: “Basta, sono cinquant’anni che si discute, fate ’sta Darsena e dopo faremo i conti!”. Così l’operazione partì. Poi Marconi, forse stanco per la lunga e faticosa rincorsa, cedette l’operazione a Gecos, ma è certo che se la Darsena è oggi punto di richiamo per residenti e turisti, il merito è in gran parte suo.
Ecco perché sento di poter raccogliere il consenso di molti proponendo di celebrare il decennale della morte, nel 2021, avendo intitolato ad Angelo Marconi una delle piazze della Darsena.

*ex parlamentare
ed ex sindaco di Rimini

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