Chailly e la Filarmonica della Scala alla Sagra Malatestiana

Se uno dei segni distintivi della 72ª Sagra Musicale Malatestiana voleva essere, come sempre del resto, la presenza di grandi direttori e di orchestre prestigiose, l’obiettivo sembra raggiunto: tra i tanti appuntamenti musicali che già si sono succeduti non si può non ricordare quelli con Jordi Savall e il suo ensemble così come con Valery Gergiev e l’Orchestra di San Pietroburgo, eppoi l’Accademia di Santa Cecilia diretta da Alpesh Chauhan.

È lungo questa scia che il ricco programma si chiuderà a dicembre con Riccardo Muti e la sua giovane “Cherubini”, ed approda domani sera, sempre al teatro Galli, al concerto della Filarmonica della Scala: sul podio colui che dal 2015 ne è il direttore principale, Riccardo Chailly. L’orchestra legata a doppio filo al massimo teatro lirico italiano, appunto il teatro alla Scala, fondata pochi decenni fa – saranno quarant’anni il prossimo anno – è riuscita a conquistarsi un posto di rilievo grazie alle personalità che ne hanno dominato il podio: da Claudio Abbado, che l’ha fondata, a Riccardo Muti che l’ha diretta per quasi un ventennio, poi, per citarne solo alcuni, Bernstein, Sinopoli, Barenboim.

Classico e sicuramente apprezzato dal pubblico il programma scelto: di Felix Mendelssohn la Terza sinfonia in la maggiore op. 56 “Scozzese” e di Ludwig van Beethoven la celeberrima Sesta sinfonia in fa maggiore op. 68 “Pastorale”. Opere entrambe che riportano a una dimensione extramusicale che, pur non condizionando in alcun modo struttura o linguaggio della partitura, esercitano sull’autore, come su chi ascolta, il loro influsso – come testimoniano i titoli che le definiscono.

Da una parte Mendelssohn conosce già e certo è condizionato dall’imponente opera sinfonica beethoveniana, quando nel 1829 in viaggio tra i paesaggi delle isole britanniche abbozza qualche tema per questa sinfonia che poi comporrà solo molti anni dopo, nel 1842. Paesaggi “romantici” che il compositore però non tenta di descrivere, ma dai quali piuttosto cerca di cogliere impressioni e intuizioni da cui scaturiscono timbri, colori espressivi, linee melodiche, sempre nel segno di un terso clima poetico e contemplativo.

Impressioni, dunque, e non descrizioni: come del resto indica con decisione Beethoven a proposito della sua Sesta: “più espressione del sentimento che pittura” raccomanda a proposito di questa “sinfonia Pastorale o ricordi di vita campestre”, che esegue per la prima volta a Vienna alla fine del 1808 (insieme alla Quinta e a tanto altro in un concerto divenuto leggendario) e articola nell’inusuale struttura in cinque movimenti, ognuno recante una breve didascalia che riporta a sensazioni da ritenersi rigorosamente del tutto soggettive. Dai “piacevoli sentimenti che si destano all’arrivo in campagna” all’“allegra riunione di campagnoli”, fino alla “tempesta” (da sempre topos descrittivo)… titoli che inevitabilmente hanno dato luogo a interminabili dibattiti, ma che rivelano l’arditezza del progetto beethoveniano, capace di guardare alla “moda” descrittiva che attraversava le musiche di quel periodo ma al tempo stesso di trascendere ogni semplice riferimento estraneo alla partitura – anche il “canto” degli uccelli affidato ai legni o il sussurro del fluire dell’acqua nel ruscello non possono dirsi imitativi perché calati appieno nell’astratta logica formale della struttura sonatistica classica.

Il concerto inizia alle 21.

Info: www.sagramusicalemalatestiana.it oppure www.teatrogalli.it; 0541 793811

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