Cgil, ammortizzatori sociali per quasi 11mila lavoratori imolesi

IMOLA. Nell’Imolese, territorio che «già da diverso tempo dava segnali di difficoltà economiche e occupazionali, le conseguenze economiche e sociali della crisi causata dal coronavirus saranno ingenti, anche perché è impossibile prevederne la durata». A lanciare l’allarme è Mirella Collina, segretaria della Cgil di Imola, che in una nota fa sapere che dai dati aggiornati al 31 marzo, «relativi agli ammortizzatori sociali nel circondario imolese attivati con accordi sottoscritti dal nostro sindacato, risultano coinvolte 399 aziende per un totale di 10.565 lavoratori, di cui più di 8.059 in cassa integrazione guadagni ordinaria, 1.600 in Fondo integrazione salariale, 600 in Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato e 306 in cassa integrazione in deroga». Un numero, aggiunge, «in continuo aumento, viste le oltre 70 richieste che giornalmente arrivano alle nostre categorie di riferimento». Si tratta quindi, secondo la sindacalista, di «un’esplosione che purtroppo continuerà ancora per diverso tempo», che finora ha colpito prevalentemente il commercio (circa 130 imprese), le imprese metalmeccaniche (165, di cui 106 del settore artigianato), il settore edile e legno (32, di cui 10 artigiani), il settore chimico-ceramico con 18 imprese, l’agroalimentare con quattro aziende, 12 agenzie interinali, quattro dei trasporti e sette cartografici. Senza contare le scuole private (nove), le cooperative sociali e le strutture private nidi e materne (sette). Insomma, a Imola si delinea una situazione «mai vissuta nel nostro territorio, che ci costringe a trovare strumenti nuovi per non lasciare da sole le persone, assisterle e tutelarle». Tuttavia, pur «ritenendo molto positivo l’accordo raggiunto tra i sindacati, la Regione e le banche per l’anticipo ai lavoratori delle somme dovute in attesa dell’erogazione da parte dell’Inps», per Collina «dobbiamo pensare anche al dopo emergenza, elaborando percorsi di sostegno alle attività del territorio, ora in ginocchio, per non perdere posti di lavoro».

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