Cesena, finto lavoro per avere prima una pensione più ricca: assolto il “sarto-agricoltore”

Sei erano gli indagati. Dopo cinque condanne ieri è arrivata la prima assoluzione. Per un pensionato cesenate che era accusato di essersi “inventato” solo sulla carta, un secondo lavoro. Con l’unico scopo di sommare annualità spendibili per il cumulo della pensione ed andare in quiescenza prima prendendo pure più denaro.

Si è chiuso con una sentenza che scagiona l’imputato, ieri nell’aula del giudice Marco De Leva, il processo all’ultimo degli accusati in questa indagine che risale ad alcuni anni fa.

Un cesenate che lavorava come bracciante in agricoltura (nel comparto avicolo interno all’Avicoop) ma che “contemporaneamente” aveva fatto anche il sarto.

Le accuse che vennero segnalate dall’Inps e prese in carico dalla pg della Procura di Forlì, erano per truffa ai danni dello Stato. Di sei casi finiti davanti al Tribunale di Forlì (procedimenti simili sono in corso anche nel ravennate), c’erano già stati cinque tra patteggiamenti e riti abbreviati, tutti finiti con sentenza negativa per gli imputati.

Le due condanne in Abbreviato erano state a 10 mesi e 400 euro di multa una, l’altra 4 mesi e 150 euro di multa.

I tre patteggiamenti erano stati con pene inferiori ai 6 mesi di reclusione. Ed in particolare in uno dei casi era stata disposta la restituzione all’Inps di una ingente somma ritenuta come “indebitamente percepita” dalla persona che era in pensione.

Un cesenate difeso dall’avvocato Alessandro Sintucci aveva invece deciso, dopo il rinvio a giudizio, di affrontare il processo per rito ordinario. Affrontando oltreché la procura anche l’Inps che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Manzi del foro di Rimini.

Le anomalie erano state osservate da Inps tutte nel 2016. Anno in cui gli operatori dell’ente previdenziale avevano rilevato uno strano flusso di persone, tutte agricoltori, che all’improvviso andavano in pensione: tutti quanti con la stessa metodologia e quasi nello stesso periodo. Forse si era aperto un spiraglio normativo particolare, ma sta di fatto che tutte queste persone avevano in comune una caratteristica. Avevano aperto una partita Iva per far un lavoro autonomo e differente da quello agricolo. Ad esempio il cesenate 62enne ieri in aula, contemporaneamente al lavoro in Avicoop “gestiva” anche un laboratorio di sartoria. Le prove portate in aula (sotto forma di fatture) hanno evidenziato come l’uomo avesse effettivamente eseguito degli acquisti ed erogato delle prestazioni nell’ambito sartoriale. In alcuni casi anche mentre si trovava in aspettativa non retribuita da Avicoop: “pausa” dal consueto lavoro richiesta ed ottenuta anche per motivi di salute.

Così, mentre l’Inps aveva chiesto la condanna del cesenate e la restituzione della somma “in più” percepita di pensione finora (circa 50.000 euro), al contrario anche la procura, rappresentata in aula dal pm Francesco Buzzi (oltre che l’avvocato difensore) avevano chiesto di assolvere l’agricoltore – sarto. Tesi assolutoria sposata anche al giudice che però, oltre a leggere il dispositivo si è preso 45 giorni per dettagliare le sue motivazioni.

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