Si è concluso con una piena assoluzione, con la formula “perché il fatto non sussiste”, il processo con rito abbreviato a carico di un albergatore accusato di una serie di gravi reati, tra cui stalking e violenza sessuale, che sarebbero stati commessi nel giugno del 2025 all’interno di una struttura ricettiva di Cesenatico. La decisione del Gup del Tribunale di Forlì, Ilaria Rosati, giunge al termine di un procedimento nel quale anche il pubblico ministero Andrea Marchini, aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato, accogliendo la ricostruzione della difesa dell’uomo, rappresentato dall’avvocata Nazzarena Barbarossa, che ha minuziosamente smontato le accuse della presunta molestata.
Il fatto
Una vicenda complessa, che ha visto al centro le accuse mosse da una donna verso l’imputato, con il racconto di presunte molestie reiterate, pedinamenti e atti di violenza sessuale che avrebbero costretto la persona offesa a cambiare le proprie abitudini di vita. Un impianto accusatorio che però, in sede di dibattimento, è stato completamente smontato dal lavoro difensivo dell’avvocata Nazzarena Barbarossa. La svolta processuale è arrivata grazie all’integrazione della memoria difensiva con una serie di documenti prodotti dalla difesa, fondamentali per far luce sulla reale dinamica dei fatti. Tra questi, quattro annotazioni di servizio dei Carabinieri, intervenuti più volte nella struttura ricettiva. Gli atti hanno rivelato che, contrariamente a quanto denunciato, i comportamenti aggressivi e minatori registrati dai militari non erano riconducibili all’imputato, bensì al convivente della stessa persona offesa, definito in un verbale dell’agosto 2025 come “ospite violento”. Le testimonianze raccolte dalla difesa, tra cui quelle della moglie dell’imputato e di una dipendente della struttura, hanno offerto al giudice un quadro dei rapporti tra le parti profondamente diverso da quello descritto dall’accusa. È emerso un contesto di esasperata conflittualità e un astio manifesto che, secondo la tesi difensiva, costituivano il reale movente delle accuse. La coppia, ospite da tempo della struttura, si sarebbe rifiutata di pagare il regolare soggiorno. L’imputato ha dimostrato come le affermazioni della persona offesa e del suo convivente fossero prive di riscontri oggettivi e, anzi, smentite dalle evidenze documentali. «Ogni qualvolta la persona offesa ha indicato elementi oggettivi verificabili, questi si sono rivelati inesistenti» ha sottolineato la difesa. Da qui l’assoluazione e la fine di un incubo per l’uomo, che si è trovato suo malgrado coinvolto in una vicenda che poteva avere serie ripercussioni sulla sua vita.