Mare svuotato di lumachine: pesca in crisi nera. È un settore tradizionale e di solito remunerativo quello delle lumachine di mare (Nassarius mutabilis), ma l’ultimo anno è passato agli archivi nel più totale “insuccesso”.
I pescatori che praticano questo tipo di pesca con sistemi da posta per catturare questo apprezzato e sapido gasteropode di interesse commerciale hanno avuto un calo della produzione superiore all’80%.
Nel corso dell’ultima stagione autunnale-primaverile, i “nassaroli” hanno trovato i banchi di lumachine rarefatti, fino ad azzerarsi nel tratto di mare dalla foce del Rubicone al Ravennate. Auspicano quindi risposte da parte della ricerca scientifica. Per il momento, fanno risalire la sparizione del mollusco, comune nei fondali sabbiosi e melmosi dell’Adriatico, alle mucillagini dell’estate 2024. Una volta stratificate in una coltre inconsistente in fondo al mare, avrebbero impedito la schiusa delle uova, che vanno a formare agglomerati dalla consistenza spugnosa.
Prezzi alle stelle
Le conseguenze di questa sciagura si sono toccate con mano nei prezzi del prodotto, che sono schizzati alle stelle. E i pescatori che traggono sostentamento economico stagionale nelle lumachine hanno visto pesantemente intaccata un’importante fonte di reddito quando hanno salpato dal fondale cestelli desolatamente vuoti di prodotto.
Dramma per 40 barchini
Sono una quindicina i “barchini” di stanza nel porto di Cesenatico che praticano la pesca da posta con strumenti fissi, altrettanti in quello di Cervia e una decina nel Ravennate. Cogolli per le seppie, gabbiette per le canocchie, reti da posta per il pesce e, nel periodo da ottobre a maggio, cestelli vengono posati a centinaia sul fondale: all’interno hanno un’esca di pesce per la cattura delle lumachine, che sono una specie saprofaga.
Fondali deserti
Un quadro sconfortante di come è andata l’ultima stagione di pesca su questo versante viene dipinto da uno dei più noti nassaroli, Luca Zanuccoli: «Abbiamo avuto un calo del prodotto superiore all’80% – riferisce –. Dal Rubicone a Ravenna di questi molluschi non ce ne sono più. Da un quarto di miglio fino alle 3 miglia dalla costa, dove prima si pescavano, c’è il deserto. Sono arrivati a costare fino a 18 euro al chilo, mentre in precedenza si pagavano 6-8 euro. Io, che sulla mia barca sono solo, sono passato dai 40-50 chili pescati ad appena 7-8; le barche più grandi dagli 80 chili a 15. E per trovare qualcosa siamo dovuti ad andare a calare cestelli verso il Riminese, con maggiori spese per nafta».
Seppie: ultima spiaggia
C’è stato anche un cambio di programmi: «A questo punto, abbiamo provato ad anticipare a marzo la stagione della pesca delle seppie. Se anche questa dovesse andare male, il nostro mestiere andrebbe a ramengo». Eppure, «prima delle mucillagini dell’estate 2024, di lumachine ce ne erano in abbondanza; dopo, il vuoto. La mucillagine si è depositata spessa sul fondale e ne avrà soffocato le uova». Il periodo di riproduzione va da maggio a giugno.
Senza ristori
Poi Zanuccoli recrimina: «Noi che pratichiamo il mestiere della pesca da posta siamo stati i più penalizzati dalle mucillagini del 2024. Eppure la maggior parte di noi non ha ricevuto un euro, di quel milione di ristori che ha stanziato la Regione Emilia-Romagna. A nostro giudizio, è stato adottato un criterio per assegnare gli indennizzi inadeguato e scarsamente verificabile».