Le “noci di mare” diventano sempre di più una calamità e ci si mobilita anche all’interno dell’Unione Europea per affrontare il problema. Insaziabili predatrici di ogni larva di pesci, molluschi, crostacei, grandi poco più di un grosso chicco, gelatinose, quasi trasparenti e invisibili alla vista, i ctenofori della specie Mnemiopsis leidyi sono la nuova minaccia per i pescatori del alto e medio Adriatico. Chi pensava che col granchio blu le emergenze fossero finite deve fare i conti con la proliferazione delle “noci di mare”, che hanno una diffusione ben maggiore rispetto al crostaceo alieno che resta sotto costa e rappresenta un problema essenzialmente per le vongole.
Da almeno una quindicina d’anni il battello oceanografico della Daphne ne aveva rilevato la presenza della Mnemiopsis leidi, segnalandone gli effetti negativi per gli stock ittici di questa specie originaria delle coste atlantiche americane, che in forma di grosse aggregazione preda uova di pesci e organismi in stato larvale.
Anche vicino a riva diversi bagnanti hanno iniziato a entrare in contatto non di rado con questi parenti alla lontana delle meduse, ma del tutto innocue.
Mobilitazione a Bruxelles
Bruxelles, e in particolare l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, già sindaca di Monfalcone, lancia adesso l’allarme, sollecitando misure urgenti. «Una nuova calamità, peggiore del granchio blu - lancia l’allarme Cisint - sta mettendo in ginocchio la pesca italiana. È la “noce di mare”, specie aliena invasiva simile ad una medusa, che oltre al plancton divora lo stadio larvale di pesci e molluschi e crostacei». Poi ricorda che «soltanto nell’alto Adriatico, la pesca alle vongole ha visto, negli ultimi mesi, un crollo del fatturato da 120 a 13 milioni». Perciò la Commissione europea viene invitata ad adottare azioni urgenti, con misure di compensazione dedicate.
Allarme partito da Cesenatico
Nel mese di settembre di una decina di anni fa e poi ancora nel 2019, l’allora responsabile della Daphne Arpae, Carla Rita Ferrari, a consuntivo dei monitoraggi costieri estivi, aveva rilevato la presenza e diffusione degli ctenofori, indicando che erano una grande insidia per il mantenimento gli stock ittici. «Non possediamo riscontri d’insieme sull’attività di pesca - aveva spiegato - Continuiamo a registrare un presenza diffusa di ctenofori della specie Mnemiopsis leidyi lungo tutta la fascia costiera e negli ambienti più disparati. Si tratta di organismi gelatinosi di forma sferica, simili alle meduse, non urticanti, dal diametro di 4-5 centimetri, che si nutrono di uova larve e avannotti di pesce. Il rischio è che dove sono presenti in gran quantità, come accaduto altrove, possano condizionare l’ecosistema marino come pure l’economia ittica. Non avendo predatori naturale, essendo particolarmente proliferi ed estremamente adattabili per habitat, temperatura, salinità, le troviamo ovunque: al largo sotto costa, nei canali e nelle acque di transizione».