Cesenatico, la successione diventa battaglia legale: dovrà ridare agli altri eredi 239mila euro

Una palazzina a due passi dal mare, conti correnti svuotati e una procura generale che scotta. Quella che doveva essere una tranquilla successione familiare si è trasformata in una complessa battaglia legale davanti al Tribunale di Forlì, tra accuse di conflitti di interesse, firme contestate e una ristrutturazione edilizia dai contorni poco chiari.

Al centro della vicenda c’è il decesso, avvenuto una decina di anni fa, di un’anziana signora di Cesena. L’erede legittimo (il nipote, attore nella causa difeso dagli avvocati Barbara Papi e Francesco Focacci) ha deciso di vederci chiaro sulla gestione del patrimonio della nonna negli anni precedenti la morte. Dal 2009, infatti, la donna era stata dichiarata invalida al 100% per un grave decadimento cognitivo. Nonostante lo stato di salute, la figlia della defunta (una delle convenute assistita dal proprio legale, Stefano Palazzi) ha operato per anni come procuratrice generale. Sotto la sua lente sono finite operazioni milionarie: un mutuo da 300mila euro, la vendita di un immobile a Cesenatico per 370mila euro e il successivo riacquisto dello stesso bene, non più a nome della nonna, ma della figlia stessa.

Il punto più critico riguarda una transazione con una società immobiliare. Secondo l’accusa, la figlia avrebbe “rinunciato” per conto della madre a un credito di ben 160.000 euro legato ai lavori di ristrutturazione della palazzina, senza una valida giustificazione. «La mandataria ha abdicato alla tutela della mandante senza procurarle alcuna utilità», si legge negli atti del Tribunale. Insomma, si ipotizza un danno arrecato all’asse ereditario a favore di interessi personali. Il processo non ha risparmiato colpi di scena. La convenuta aveva prodotto un documento in cui il nipote avrebbe rinunciato a ogni azione legale. L’uomo ha però reagito con una querela di falso, dichiarando di non aver mai scritto né firmato quella rinuncia. Davanti al rischio di una perizia calligrafica, le controparti hanno fatto marcia indietro, rinunciando a utilizzare il documento, che il giudice ha dichiarato ufficialmente inutilizzabile. Inoltre, il Tribunale ha già smontato un altro tassello della difesa: la rinuncia all’eredità presentata da una delle figlie è stata dichiarata inefficace. Il motivo? Aveva già compiuto atti di “accettazione tacita”, rendendo la successiva rinuncia nulla per legge. Mentre il giudice ha rigettato la richiesta di un nuovo rendiconto (ritenendo che le spiegazioni fornite in comparsa siano sufficienti a ricostruire i fatti storici), resta apertissimo il tema del risarcimento danni. La perizia tecnica d’ufficio ha già stimato il valore degli immobili e dei canoni di locazione non percepiti. In altre parole la donna dovrà restituire all’asse ereditario oltre 239mila euro, ritenuti frutto di una gestione non corretta del mandato ricevuto. Una somma che, ai fini della futura divisione, dovrà essere ripartita tra i coeredi, ciascuno per una quota di circa 79mila euro. Nonostante ciò, la divisione dei beni è stata dichiarata improcedibile per una questione di natura tecnica visto che manca la piena regolarità catastale necessaria per procedere alla ripartizione dell’asse. In sostanza, prima di liquidare l’asse ereditario dovranno essere sanate le criticità.

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