“Elsa”, la lancia di Flavio Casali, il pioniere delle barche storiche da diporto, è pronta per tornare a navigare. Assieme alle altre barche d’epoca sue “consorelle”, il cui carattere proprio e distintivo sono le vele al terzo, che da vent’anni hanno preso stabilmente posto all’ormeggio lungo le banchine del porto canale “leonardesco”.
Flavio Casali, 75 anni, ha trascorso una vita tra barche storiche e Moto Guzzi d’epoca, recuperate e restaurate da cima a fondo. Alla lancia d’antan (5,50 metri lunghezza per 2 di larghezza) ci ha lavorato mesi. In quel suo cantiere-officina, nella prima campagna di Cesenatico, ingombro di vecchi scafi, oggetti di bordo, motociclette d’interesse storico da collezione. Flavio ha insegnato al suo nipotino Americo come si fa a mettere a nuovo un vecchia barca: a riparare e calafatare il fasciame, a intagliare con la raspa il legno d’ulivo, per farne bozzelli e bitte. Sagomare l’olmo per le bigotte che serviranno a tendere le sartie, quando anche l’albero sarà installato.
Ad Amerigo ha promesso che insieme andranno a veleggiare in quel mare familiare oltre la spiaggia. Sì perché Flavio Casali è prima di tutto un grande esperto di queste barche tradizionali da pesca e da lavoro d’epoca. E’ un maestro d’ascia che ha rimesso a nuovo tante di quelle barche naviganti, tipiche del medio e alto Adriatico; andate negli anni a popolare un tratto del porto canale leonardesco, riservato all’amministrazione comunale, a quei privati che se ne sono appassionati. Così è stato per la lancia Mafalda, la Gilda, la “3 F”, la Malvina, il Macallé. E ancora a scorrerne i nomi ci sono la Dea, la Giuseppina, l’Annina. «Cominciai dal recupero di un piccola lancia del 1925, la “Mafalda”, si trovava nella Vena Mazzarini, c’era da riportarla completamente a galla – racconta Casali –. Era il 1977. In quello stesso anno si tenne a Cesenatico il noto convegno “La marineria Romagnola, l’uomo, l’ambiente”, dal quale tutto prese il via, riguardo il recupero e la conservazione delle imbarcazioni tradizionali. Ho ereditato questa passione da mio padre Antonio e dal nonno Emilio che era custode al Circolo Nautico. Qui avvenne l’incontro decisivo con l’ingegner Siro Ricca Rossellini che risvegliò in me la passione per queste barche, e che era già stato il padrino che mi tenne a battesimo nel 1949. Ben presto in questo ambiente e con questa formazione presi a collaborare col sistemare le imbarcazioni recuperate dai privati e quelle musealizzate nella sezione galleggiante del museo».
La sua nuova lancia l’ha ribattezzata con il nome della madre Elsa: «La comprai una dozzina d’anni fa, allora si chiamava Cenerentole, con quel nome era stata censita, tra le barche tradizionali emiliano romagnole naviganti in corso di restauro. Di buono ne restava appena l’opera viva (la parte immersa dello scafo, ndr) e qualche ordinata. C’era di ricostruire la parte restante, usando la quercia per le ordinate, il larice per il fasciane, l’iroco per la coperta. Da rifare l’intera falchetta, con anche le vele e le manovre fisse. Ora è pronta per essere riportata in mare».
A quando il varo? «Il 21 maggio ho fatto domanda in Comune – dettaglia Casali –, come è richiesto fare per queste barche storiche che ne hanno i requisiti. Confido che a metà di giugno la barca possa ritornare in acqua».