Cesenatico, l’assurdo caso dei due Giacomo del basket: lo stesso infortunio nello stesso giorno e nello stesso palazzetto

Philip Douglas Jackson, noto come “Phil”, prima giocatore dei New York Knicks con cui ottiene due titoli Nba, poi tra i coach più vincenti della storia recente del basket americano con sei campionati vinti sulla panchina dei Chicago Bulls di un certo Michael Jordan e altri cinque alla guida dei Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e del compianto Kobe Bryant, disegna la sua parabola con la palla a spicchi secondo il mantra: “Il basket è condivisone”. Restando umili e giocando con la fantasia, lo sport amatoriale è l’emblema di questo assioma. Forse anche troppo. Ma che nella «assurdità della vicenda» - come affermano i soggetti coinvolti - alimenta il fuoco di una passione.

Due ragazzi più o meno coetanei hanno in comune la pallacanestro. Giocano entrambi in due società di Cesenatico - Pedrelli nella “Ghetto Ponente”, Frigoli, conosciuto quale titolare del “Merendero” in viale Carducci, nella “Buena Onda” che contribuisce a fondare - e come di consueto nei giorni scorsi si recano al palazzetto di via Magellano per l’allenamento settimanale con i rispettivi compagni. Pedrelli, residente a Cesena, è solito arrivare in palestra con qualche minuto di anticipo; però quel giorno esagera e si ritrova in spogliatoio mezz’ora prima dell’inizio del suo turno. Il campo è ancora occupato dalla “Buena Onda” di Frigoli.

Così Pedrelli decide di dedicarsi a qualche minuto di stretching. Mentre svolge i suoi esercizi a bordo campo, nota Frigoli cadere a terra. «Ho sentito un urlo allucinante - racconta - e ho visto i compagni correre verso di lui. Ho capito subito che si trattava di qualcosa di grave». E in effetti, il giocatore infortunato esce dal parquet in lacrime. Arriva il momento della “Ghetto Ponente”. «Era il primo allenamento in cui mi sentivo proprio in forma dopo diversi mesi - confessa Pedrelli -. Pertanto, ho deciso di “spingere” più del solito. Verso la fine della seduta sento un dolore allucinante al polpaccio. Mi accascio a terra e chiedo ai miei compagni se qualcuno mi avesse colpito. Mi rispondono di no e, anche in questo caso, intuisco trattasi di un infortunio grave». La “assurdità” della storia inizia a palesarsi: «Sono caduto nello stesso spicchio di campo di Frigoli», segnala.

I compagni lo caricano in auto e lo portano subito all’ospedale Bufalini. Di sera, però, non ci sono gli ortopedici ed è costretto a trascorrere una notte di dolore a casa. L’indomani torna al Pronto Soccorso. Diagnosi ineccepibile: rottura del tendine di Achille destro. Conseguenze: ricovero e operazione immediati. «L’infermiera che mi accompagna in stanza - racconta - mi avvisa che l’avrei condivisa con un altro ragazzo che aveva riportato lo stesso infortunio e sempre a destra. E lì mi convinco che non potesse che essere Frigoli». Assurdo? «Passano pochi minuti e mi ritrovo Frigoli sul letto di fianco. Scoppiamo a ridere davanti ai sanitari. Ci operano uno dopo l’altro - spiega Pedrelli - come un avvicendamento in campo (ride, ndr): uno esce l’altro entra in sala operatoria». Nella totale incredulità dei medici e degli infermieri che mai prima d’ora si erano trovati davanti una tale circostanza. Stesso infortunio al tendine di Achille destro; per lo stesso sport, cadendo nello stesso punto del campo del medesimo palazzetto; a due atleti di egual peso e altezza; sistemati nella stessa stanza d’ospedale. «Se esiste l’assurdo questo ne è un esempio (ride, ndr)». Ah...se non si fosse colto: si chiamano Giacomo entrambi. D’altronde “Il basket è condivisione”. Parola di Ph...rigoli. E Pedrelli.

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