Dopo la sospensione per 20 giorni partita da ieri al culmine di una serie di aggressioni e danneggiamenti segnalati dalle forze dell’ordine, i gestori del Molo 95 di Cesenatico hanno affidato la loro replica a una nota: “Non vogliamo contrapporci alle istituzioni né mettere in discussione il lavoro delle forze dell’ordine. Chiediamo, però, che venga ascoltato anche il nostro punto di vista”.
I gestori intervengono dopo il provvedimento del questore che ha disposto la chiusura del locale per venti giorni. Una decisione che dicono di avere accolto con “profonda amarezza”, soprattutto per l’immagine di un locale “che dalle ricostruzioni diffuse pubblicamente - sottolineano - non riconosciamo”.
“Siamo rimasti sorpresi perché non avevamo mai ricevuto avvertimenti o segnalazioni tali da farci comprendere l’esistenza di una situazione di ordine pubblico così grave. Se ci fossero state comunicate delle criticità, avremmo avuto il diritto e il dovere di conoscerle, così da poter intervenire e correggere ciò che eventualmente non funzionava”.
Secondo i responsabili, alcuni episodi richiamati nel provvedimento sarebbero avvenuti in un’area centrale e molto frequentata, attraversata anche nelle ore notturne da persone dirette al porto, alla spiaggia e alle numerose attività presenti. “Nella ricostruzione delle forze dell’ordine - sostengono - secondo noi c’é un equivoco di fondo: non tutto ciò che accade nei dintorni può essere automaticamente ricondotto al Molo 95. È necessario comprendere dove si siano verificati i fatti, a quale distanza dal locale e se le persone coinvolte fossero davvero nostri clienti”.
I gestori citano, fra gli altri, il caso di un giovane già in evidente stato di alterazione alcolica al quale il personale della sicurezza avrebbe impedito l’ingresso. “Proprio per prevenire problemi, in quella circostanza, furono chiamati i carabinieri. Vedere oggi quell’intervento inserito fra gli elementi contestati ci lascia disorientati: pensavamo di avere agito responsabilmente”.
La replica non vuole assumere toni di scontro. “Se vi sono aspetti da migliorare, siamo pronti a sederci a un tavolo e a collaborare. Ciò che ci ferisce è essere descritti come i responsabili di un luogo pericoloso, senza che prima ci sia stata data la possibilità di comprendere la portata delle contestazioni e adottare le opportune misure. Nel provvedimento si parla di droga e di pregiudicati, ma il giorno dopo il provvedimento di chiusura tantissimi clienti ci hanno scritto esprimendoci solidarietà, ma soprattutto incredulità per un’immagine nella quale nessuno si riconosce”.
I responsabili ricordano anche gli investimenti sostenuti per rendere la struttura più funzionale e contenere l’impatto dell’attività sul vicinato: “Fin da subito, abbiamo alzato gli standard dei nostri servizi, aumentando anche i prezzi per provare a selezionare a monte il target della nostra clientela. Soltanto quest’anno abbiamo impegnato circa 80mila euro in interventi d’insonorizzazione del locale, senza tener conto degli investimenti effettuati l’anno prima. Se non ci fosse importato della tranquillità dell’area, non avremmo affrontato sacrifici simili”.
Alla perdita economica provocata dalla chiusura nel periodo decisivo della stagione si somma ora il danno reputazionale. “Dietro il Molo 95 ci sono due anni di duro lavoro, risorse investite e tante persone che lavorano e che oggi hanno perso una parte consistente del loro stipendio. Il danno più doloroso è vedere tutto questo cancellato da una rappresentazione della realtà troppo distante dai nostri valori e dai nostri principi”.
Da qui l’appello conclusivo: “Rispettiamo il provvedimento contro cui ovviamente abbiamo fatto ricorso e confidiamo che nelle sedi opportune possa essere esaminata in maniera più serena ogni circostanza. Il tempo, come si dice, è galantuomo e siamo certi che avremo la possibilità di dimostrare che il Molo non è assolutamente il locale descritto in queste ore”.