Cesenatico
Alvise Gualtieri
Senza traffico, senza voci, senza clamore. Immutabili. Non consumano e non producono. Eppure, vivono. Euroa Casadei, neolaureata in design della comunicazione all’istituto superiore per le industrie artistiche di Faenza (Isia) e residente a Cesenatico, descrive così quelle che lei definisce “Città silenziose”. Sono i cimiteri monumentali, «luoghi in cui il tempo ha un’altra densità e la memoria ha una funzione sociale: raccontare chi siamo stati e come vogliamo essere raccontati», scrive Casadei nel suo libro di 700 pagine in cui ripercorre il suo viaggio in sei cimiteri storici tra Italia e Francia. Un viaggio tra i segreti di luoghi, per lungo tempo, identificati come «socialmente emarginati e angusti – ricorda – capaci, però, di portare a una rivoluzione sociale, urbana, politica, artistica, antropologica e culturale ancora sconosciuta».
Il viaggio
L’interesse di Casadei per i cimiteri monumentali nasce durante la sua carriera accademica. Qualche anno fa, incuriosita dalla storia di questi ambienti speciali, concepiti in Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per ricostruire un vero culto della morte, intraprende un viaggio alla scoperta di alcuni tra i più importanti sacrari: lo Staglieno di Genova; il Monumentale di Milano; San Michele a Venezia e la Certosa di Bologna in Italia. A Parigi: Père-Lachaise; Montparnasse e Montmartre.
Tesi
Un’esperienza così coinvolgente e istruttiva per l’allora studentessa dell’Isia che la convince a porre al centro della sua tesi di laurea in antropologia culturale proprio quelle “Città silenziose”. Rivelandosi un vero e proprio scritto ermeneutico sulla morte. «Nel suo testo – spiega la mamma Silvia – si è concentrata sulla concezione antropologica della morte nel mondo occidentale. Dalla cura alla memoria dei defunti, passando per i decori artistici che adornano le tombe. I sepolcri, le statue e lapidi adornate diventano il mezzo per lasciare una testimonianza concreta del defunto ai posteri». Corona d’alloro assicurata a pieni voti e ulteriore riconoscimento di prestigio: fino al 6 gennaio, infatti, la tesi di Casadei e il suo ricco repertorio fotografico rimarranno esposti ai padiglioni della Biennale dell’Accademia Regia di Monza. «Il suo relatore – dichiara la madre – è rimasto così colpito che non ha esitato a proporla per l’esposizione».
Insegnamento
In queste necropoli la neodottoressa riconosce «la narrazione pubblica e celebrativa della sepoltura. Capace di rendere questi luoghi civili, educativi e ideologici. Dove il tempo è scandito dal silenzio. I cimiteri sono veri e propri sistemi urbani – sostiene la ragazza -. Città immobili e parallele, dove l’assenza genera significato e ogni passo dentro queste città riattiva un legame, una riflessione e una memoria». Un vortice di emozioni capace di spazzare via qualsiasi dubbio: «La morte – dice Euroa – non è un tabù. La bellezza può nascere anche dal lutto. Queste città non sono morte, sono solo un altro modo di vivere».