Cesenatico, colpo alla mafia in Riviera: 21 condanne figlie di uno scontrino e del coraggio del sindaco

La ramificazione mafiosa sulla riviera romagnola, con un focus sul caso di Cesenatico, è stata al centro di un convegno che si è tenuto ieri, durante il quale si sono ripercorse le varie tappe di indagini partite da uno scontrino e dalla caparbietà del finanziere e del sindaco Matteo Gozzoli. Indagini che hanno arginato una piaga che si stava diffondendo.

La sala “Allende”, a Savignano, si è riempita col pubblico delle grandi occasioni per l’iniziativa organizzata dall’Accademia dei Filopatridi. Ha introdotto il presidente del sodalizio, Edoardo Turci, seguito dagli interventi del sindaco di Savignano, Nicola Dellapasqua, del già comandante della Tenenza della Guardia di finanza di Cesenatico, Michele Roberto, del sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli, del sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Bologna, Marco Forte. Presenti vari consiglieri comunali, assessori e sindaci, anche di altri comuni, tra cui Eugenio Battistini, Luciana Garbuglia, Roberto Censi, e numerosi esponenti delle forze dell’ordine.

La vicenda ha avuto inizio nel 2018 e si è chiusa con la sentenza di condanna emessa nel 2025, quando il tribunale di Ravenna ha confermato l’impianto accusatorio con 21 persone riconosciute colpevoli, per un totale di 200 anni di carcere, e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso per una parte degli imputati. Per la prima volta, un tribunale ha riconosciuto che nel territorio di Cesenatico si erano consumati reati con metodologie mafiose, frutto di infiltrazioni dal 2018 al 2022, tramite la gestione di svariate attività commerciali, riconducibili alla n’drangheta e nello specifico ai clan dei Piromalli.

L’intuizione del finanziere

L’indagine partì quando Michele Roberto, responsabile della Guardia di finanza a Cesenatico per 40 anni (e dall’anno scorso in pensione) intuì qualcosa di strano. «Ho sposato una romagnola e preso casa in zona – ha raccontato – e andando a fare colazione in una pasticceria di piazza Comandini ho notato dei cambiamenti nella gestione e con lo scontrino ho proceduto a fare accertamenti. Quando ho riscontrato che la nuova gestione era in capo ad una società di Milano, presieduta da un giovane di Gioia Tauro, con un capitale sociale di 600mila euro, oltre a due conferimenti per 1 milione di euro da un 80enne, un collegio sindacale con componenti con precedenti di mafia, ho incontrato il sindaco di Cesenatico e l’allora comandante di Polizia locale, Edoardo Turci, per concordare una strategia e coinvolgere la Procura della Repubblica».

Situazione molto grave

«Avevo ricevuto anche segnalazioni da cittadini di Cesenatico – ha detto il sindaco Matteo Gozzoli –. Poi ci sono stati due episodi inquietanti di agenti di Polizia locale e un ispettore di una società di rifiuti, intimiditi con gravi minacce. Allora ho coinvolto la Procura della Repubblica e con sorpresa sono stato contattato dalla Dda di Bologna. Ringrazio tutte le forze dell’ordine coinvolte nelle indagini, soprattutto la tenenza della Guardia di finanza e la Dda di Bologna, che hanno permesso di sradicare la mafia mentre stava infiltrandosi a Cesenatico».

Il sostituto procuratore dell’Antimafia di Bologna, Marco Forte, ha aggiunto: «La condanna in primo grado ha portato in carcere i responsabili nell’operazione “Radici”. In maggio ci saranno le udienze per alcuni appelli intentati dai condannati. Ma intanto Cesenatico può respirare. Per la mafia la Romagna è un luna park, un luogo dove riciclare il denaro estorto al sud. Va fermata, perché crea danni strutturali all’economia sana ed esporta metodi violenti e criminosi. Erano stati brutalizzati anche i dipendenti che lavoravano nelle strutture ricettive acquisite con la forza. Il bello della Romagna è che ha delle “sentinelle”, dalla gente comune al comandante della Finanza fino al sindaco di Cesenatico».

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