Cesenatico, un’app per salvare le anguille

Anguille: vita da riproduttori. Ma solo chi sarà in grado di riprodursi sarà liberato in mare, per raggiungere i Sargassi per così provare a salvaguardare una specie da “bollino rosso”, a rischio di estinzione.

Il loro numero in fiumi, valli, mare si è ridotto del 95%. Davvero troppo. Ora uno studio, a sostegno della conservazione della specie, messo a punto col progetto europeo Lifeel, al quale partecipano il Corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche di Cesenatico dell’Università di Bologna, in collaborazione con le regioni Emilia-Romagna e Veneto e con i rispettivi Parchi del Delta de Po, sta dando i suoi primi risultati. Nel senso di essere in grado di individuare e stabilire con precisione, tra le sole “anguille argentine” quali siano le vere riproduttrici da liberare per affrontare il mare. Pronte a compiere quel lunghissimo viaggio di 8/9000 chilometri attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico per andarsi a riprodurre, lì solo, a quasi mille metri di profondità al largo delle Bermude.

Da liberare in 4 anni

Il programma prevede di liberarne 10mila esemplari in 4 anni, per cercare di raddrizzare le sorti di questa specie in vertiginoso declino. Il cesenate Oliviero Mordenti uno dei massimi esperti e ricercatori europei sullo sviluppo e riproduzione in di pesci pregiati in via di estinzione, che insegna a Cesenatico presso la facoltà di Acquacoltura, spiega come si sia giunti a questo risultato: «Partendo dallo studio sulla distribuzione e popolazione delle anguille dell’alto Adriatico – spiega – fatta per età, dimensione e morfologia, abbiano distinto l’anguilla gialla, quella in fase ancora di crescita da quelle argentina in fase pre-riproduttiva. Abbiano focalizzato tra queste ultime quali siano con certezza in grado di riprodursi. Di avvertire cioè lo stimolo, una volta in mare, per intraprendere il lungo viaggio, senza più nutrirsi e senza più ritorno, fino ai Sargassi. Sì perché non tutte le anguille argentine sono effettivamente pronte a farlo».

Come distinguere quelle giuste

«Per prepararsi al lungo viaggio in mare l’anguilla subisce una vera e propria metamorfosi: le modificazioni più evidenti riguardano il cambio di colore, grigio scuro sul dorso e chiare sul ventre, importante per mimetizzarsi meglio nell’oceano, l’aumento delle dimensioni dell’occhio per una migliore visibilità alle grandi profondità, un allungamento della testa e della pinna pettorale per essere più aerodinamiche. Ma purtroppo questi aspetti non sono sufficienti per capire se l’anguilla argentina è veramente migrante».

Il programma Lifeel

«Per salvarle la Comunità Europea obbliga i Paesi sia a periodi di divieti di cattura che a liberare il 40% delle adulte catturate. Per questo motivo quando si fanno i programmi di liberazione è importante usare solo quelle che hanno lo “spirito” migratorio e riproduttivo. Solo quelle, affinché tutto serva e dare risultati».

Chi scegliere

«Per riconoscerle abbiano messo a punto una metodica specifica, avvalendoci della collaborazione di allevatori e pescatori che ci hanno permesso di studiare le popolazioni presenti in Adriatico. Grazie a questo lavoro enorme (circa 17.000 dati raccolti) è stato messo a punto un programma di facile utilizzo che i portatori di interesse (vallicoltori, Parchi, Enti pubblici) possono utilizzare (è disponibile nel sito lifeel.eu) e che permette di capire se l’anguilla è matura sessualmente e quindi se è pronta a migrare nuovamente laddove nacque 8/10 anni prima. E così programmare la liberazione in Adriatico».

Un’app dedicata

«Arriverà presto un’app dedicata grazie alla collaborazione con l’Istituto Tecnico tecnologico Blaise Pascal di Cesena, alcuni studenti stanno lavorando per prepararla. Chiunque potrà scaricarla sul proprio cellulare e dare il proprio contributo. Inquadrando la testa di una anguilla potranno stabilire in autonomia se sia un riproduttore pronto per andare nell’unica area marina, i Sargassi dove si riproducono le anguille europee».

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