Cesenatico, un milione di piccole anguille riprodotte in “nursery”

Macché Mar dei Sargassi, le anguille si riproducono anche a Cesenatico. In apposite vasche realizzate prima come “alcova” e poi come “nursery” dal professor Oliver Mordenti e dalla sua equipe della facoltà di Acquacoltura e Igiene di produzioni ittiche dell’Università di Bologna, sede di Cesenatico. L’obiettivo è di far diventare adulte le cieche (le piccole anguille) nate in cattività. Tutta questione di alimentazione con importanti novità in vista.

Di recente la ricerca è diventata quella di punta del progetto di biodiversità Lifeel.eu per la conservazione dell’anguilla, finanziato dell’Unione Europea con 5,5 milioni di euro, al quale prendono parte oltre a Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Parco del delta del Po, una dozzina di altre istituzione europee.

Nelle vasche di Cesenatico, venerdì 2 aprile un milione di uova da una sola anguilla riproduttrice sono state fecondate, pronte a giorni a schiudersi per diventate larve (leptocefali). Per chiudere il cerchio manca trovare la giusta alimentazione per mantenerle in vita e farle diventare “cieche”.

Entusiasta del risultato ottenuto il ricercatore cesenate Oliver Mordenti, che da decenni studia come riprodurre e reintrodurre in natura anguille e storioni. «Sono passati 10 anni esatti dalla prima riproduzione, anche allora era il giorno antecedente Pasqua, ancora stavolta il caso ha voluto che proprio venerdì 2 aprile la prima anguilla abbia “partorito” oltre un milione di uova prodotte. L’emozione è sempre la stessa. Mi piace pensare – aggiunge divertito – che si è risparmiata 7.000 km di nuoto, che le ha evitato tanti pericoli, ma soprattutto che i piccoli che nasceranno “parleranno” il dialetto romagnolo: “A sò ad Ziznatic”».

Dieci anni di studi su biologia e morfologia delle anguille europee, su come replicare le condizioni marine e chimico-fisiche del Mar dei Sargassi. Mordenti spiega le novità: «È cambiato il mondo rispetto a 10 anni fa. Da 100mila uova fecondate siamo arrivati ad averne un milione per esemplare. Vengono trasferite in un apposito incubatoio che abbiamo studiato riprendendo le condizioni favorevoli alla schiusa. Ora le anguille si riproducono spontaneamente in vasca senza particolare induzione ormonale. Qualcosa di impensabile fino a qualche tempo fa. Una femmina riproduttrice per 12 ore è messa in una vasca con 4 maschi, seguono le fasi di corteggiamento, rilascio delle uova, fecondazione. Trascorse 15-20 settimane schiudono le larve. Prima sopravvivevano senza magiare una decina di giorni, cibandosi del sacco vitellino. Ora arriviamo almeno a un mese di vita». Si cerca la strada per farle diventare adulte in quanto si sarebbe capito come alimentarle. «Beh, qualcosa c’è, ci stiamo ancora lavorando – lascia intendere la formula “segreta” il ricercatore -. Il progetto Lifeel.eu è mirato alla conservazione dell’anguilla europea, con un’azione di deframmentazione per riaprire la migrazione lungo i mille chilometri del Po. E la rimonta delle forme giovanili di anguilla». Per cui trovando la formula alimentare per avere le cieche “da laboratorio” si potrà tornare a ripopolare laghi, fiumi e mari di anguille. Per questo compito, che potrebbe presto essere reso pubblico attraverso una pubblicazione scientifica, il professor Mordenti ha a disposizione 40 femmine “fattrici” e 70 maschi riproduttori.

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