I giudici hanno concesso le attenuanti generiche compensandole in equivalenza con l’aggravante della minorata difesa. In termini pratici significa uno sconto di pena per Paola Benini. Che in Appello resta condannata per l’omicidio dello zio Alfredo di 87 anni, come era accaduto in 1° grado di giudizio. La pena passa dai 24 anni del 1° grado al nuovo computo di 21 anni di reclusione.

È la sentenza del processo di Appello per Paola Benini: la 57enne cesenaticense che era già stata condannata in primo grado per omicidio. A Bologna davanti alla Corte d’Assise d’Appello del presidente Orazio Pescatore con giudice a latere Luisa Del Bianco, è stata letta una sentenza con termini di 45 giorni per il deposito. Un tempo medio di riflessione per i suoi avvocati, per vagliare poi le carte e capire se prendere o meno la strada del ricorso in Cassazione.

Per arrivare alla condanna il procuratore generale Claudio Santangelo ha ripercorso dettagliatamente il processo di primo grado. Contestando ogni punto dell’Appello presentato dai difensori della donna. Una posizione quella dell’accusa speculare a quella delle parti civili rappresentate dall’avvocato Raffaele Pacifico e dall’avvocato Simona Arrigoni. Che si sono viste liquidare le spese a sentenza e che hanno visto confermare la necessità di ricorrere al giudice Civile per vendersi liquidare i danni: computati in 900 mila euro per i 6 parenti che si sono costituiti.

La difesa (Francesco Pisciotti e Roberto Brancaleoni) aveva puntato sulla contraddittorietà in alcuni dei passaggi della sentenza di primo grado. Su indizi che non sarebbero stati univoci ma che sarebbero stati letti solo in chiave accusatoria. Il tutto senza valutare altri aspetti: come parti lacunose delle indagini fatte anche da mancanza di tamponi e rilievi in parti della casa fondamentali invece per arrivare alla verità.

La condanna per Paola Benini nell’omicidio dello zio 87enne Alfredo Benini dopo una aggressione avvenuta nel quartiere Madonnina Santa Teresa, era stata spiegata in primo grado dal presidente della Corte d’Assise Rossella Talia, con un movente di natura squisitamente economica. Con lo zio che voleva estromettere la nipote da lasciti futuri. La donna si era intromessa al Cup dell’Ausl per modificare date di visite mediche dello zio, nel pianificare il delitto; era in possesso delle sue chiavi di casa, conosceva le sue abitudini ed aveva anche chiamato due volte al telefono per accertarsi se fosse in casa o meno il giorno dell’aggressione tra l’esterno e le mura interne di casa il 15 ottobre 2017 in via Saltarelli. L’87enne non si è mai ripreso da quelle ferite fisiche e psicologiche ed è morto il 13 maggio 2018.

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