Cesenatico, ritorno del pesce ragno e delle sue punture dolorose

Mare trasparente e fondale mosso, entro il quale, dopo anche una leggera maretta, si annida sotto la sabbia il pesce ragno. Il più comune e minuscolo, tra le sei-sette specie di tracina, che predilige i bassi fondali sabbiosi e non particolarmente profondi.

Questo tipo di pesce è stato dato per quasi scomparso negli ultimi decenni, per numero e presenze, ma è stato e resta l’incubo dei bagnanti, che finiscono per imbattersi e a farne le spese. Posandoci, inavvertitamente il piede sopra: in pratica pestandolo e subendo ferite dolorosissime per quelle sue spine nero inchiostro, che spuntano irte dalla sabbia. Dove il pesce ragno (Echiichthys o tracina vipera) si nasconde, posizionato specie all’indomani di una mareggiata quando il mare comincia a fare bonaccia.

A Ponente a fare le spese delle dolorosa puntura, nella tarda mattinata di ieri, è stato un bambino di sette anni e il giorno precedente un turista milanese 50enne. Ne dà conferma il titolare del Bagno Pinguino, da dove è partita la richiesta dell’intervento del 118, seppure in un codice non grave. Il bambino sta bene e l’allarme è subito rientrato. Il dolore che la puntura provoca è per quel veleno iniettato dal pesce, lungo in genere una decina di centimetri, attraverso le pinne dorsali, costituite da due aculei veleniferi che da sotto la sabbia inarca a sua difesa.

«In giorni come questi, con il mare un tantino mosso, capita di imbattersi in questo pesce. Perlopiù quando camminando in acqua si finisce per calpestarlo», spiega il bagnino di salvataggio Gigi Giovanardi. Il dolore inflitto dalle due spine che pungono è sulle prime davvero forte e intenso e la gente di mare sa come intervenire per aiutare il malcapitato bagnante. «La prima cosa da fare è accertarsi che sia davvero una puntura di pesce ragno. Controllare se la piccola spina nera è rimasta conficcata nel piede, il che raramente avviene. Poi tenere il piede sulla sabbia calda per riscontrare un qualche sollievo, per far lenire il dolore. Il consiglio è immergere il piede in acqua molto calda, in modo che faccia da vasodilatatore, con l’effetto che il veleno si disperda così rapidamente. In genere dopo una o due ore tutto passa».

Da evitare in modo assoluto, invece, è metterci sopra del ghiaccio (per l’effetto opposto rispetto al calore) e dell’ammoniaca. Solo dopo aver contattato il medico sarà possibile eventualmente applicare pomate cortisoniche.

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