CESENATICO. Si è aperto ieri con alcune schermaglie procedurali il processo in cui il cesenaticense Fabio Grassi, ex capo ufficio stampa di Apt Servizi, sarà chiamato a rispondere delle accuse di truffa, falso e peculato per uno scandalo che suscitò molto clamore quando venne a galla nel 2016.

Battaglia legale al via

In tribunale a Forlì l’avvocato Filippo Cocco, che difende quella che è stata a lungo una figura chiave dell’agenzia regionale impegnata nella promozione turistica, ha sollevato diverse eccezioni preliminari. Quella di maggiore rilievo aveva a che fare col luogo in cui svolgere il processo. La tesi difensiva è che fosse territorialmente competente non il tribunale forlivese ma quello di Rimini. I giudici (la presidente Monica Galassi ed Elisabetta Giorgi e Nunzia Castellano, mentre il pm è Filippo Magnolo) hanno però respinto questa, come le altre istanze presentate. Si tornerà perciò in aula a Forlì il 18 marzo, quando avrà inizio l’audizione dei testimoni dell’accusa. Dopodiché, il 15 aprile, la parola passerà allo stesso Grassi e ai testimoni sui quali punterà il suo avvocato per cercare di smontare o almeno alleggerire l’impianto accusatorio.

Le accuse

Una delle contestazioni a carico dell’imputato è quella di essersi fatto rimborsare 22 tra pranzi e cene consumati con operatori dell’informazione: secondo l’accusa quegli appuntamenti tra il 2014 e il 2016, per una spesa totale di circa 2.300 euro, non erano stati organizzati per ragioni istituzionali, anzi molti giornalisti che erano indicati tra i partecipanti a questi momenti conviviali erano all’oscuro di tutto. Il reato di peculato ipotizzato al termine dell’indagine condotta dal procuratore Giuseppe Amato e dalla pm Morena Plazzi, col visto del procuratore aggiunto Valter Giovannini, dipende invece dal fatto che Grassi si sarebbe appropriato di soldi pubblici nel momento in cui avrebbe usato la carta aziendale per pagare un centinaio di altri pranzi e cene, dal 2010 in avanti, per un importo totale di circa 10.000 euro.

Apt non è parte civile

Il caso aveva fatto molto parlare anche sul piano politico. Ci fu, tra le altre cose, una vivace discussione sui provvedimenti che avrebbe dovuto prendere Apt nei confronti del proprio dipendente, che per quella vicenda fu tra l’altro inizialmente sospeso per 5 mesi dall’Ordine dei giornalisti, anche se poi la punizione fu ridimensionata a un semplice avvertimento. Ma soprattutto ci furono forti spinte perché l’Agenzia regionale di promozione turistica si costituisse parte civile in giudizio, in quanto parte lesa. Invece così non è stato. Grassi, che ha sempre sostenuto dicendo che tutto ciò che ha fatto è stato sempre nell’interesse di Apt e non ne ha tratto vantaggi personali, dovrà quindi confrontarsi solo con la pubblica accusa e non anche con il suo ex datore di lavoro.

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