Cesenatico: record agostano di limpidezza del mare

Adriatico bello e trasparente come non mai di questi tempi. Il caldo insistente e l’afa della torrida estate trovano nell’acqua del mare la principale attrattiva. Frescura goduta a mollo e incondizionato piacere dunque anche da parte di chi in acqua non ha particolare destrezza. Tanto che la locuzione “tutti al mare” quest’anno non è tanto e solo metafora a indicare come le località di villeggiatura della Riviera segnano da giorni ormai il gran pienone di turisti e bagnanti.

Acqua cristallina la mattina, trasparenza fin quasi al largo, poche macro alghe e ancor meno le micro alghe (quello per intenderci che finiscono per colorare di verde pesto o di rosso-marrone il mare, oppure che alle volte lo rendono luminescente).

Qualche insidia viene dalle solite cubomeduse urticanti: le “carybdea marsupiali”, giunte in Adriatico oltre una trentina di anni fa e ora presenza endemica d’estate sotto riva, attratte dalla luce, presenti quando la temperatura del mare si scalda. Si sono avvistate e “sentite” questa estate prima del tempo, fin da inizio luglio. Provocano bruciore intenso e arrossamenti a contatto con la pelle, in genere di momentanea durata. Molto meno presente, invece, la quasi che innocua medusa polmone (Rhizostoma pulmo). L’acqua del mare è così chiara, rispetto ad anni or sono in questo periodo, principalmente perché mancano le piogge. La siccità, purtroppo ha prosciugato il bacino padano e soprattutto il Grande fiume. Perciò dal Po sono arrivati in mare molti meno nutrienti, i costituendi del fitoplancton, che sono l’alimento per i pesci e molluschi, mantenendo la buona pescosità di questa parte dell’Adriatico. Le microalghe dunque si sono moltiplicate molto meno che in passato. Il fenomeno lo spiega bene Attilio Rinaldi, presidente del Centro ricerche marine di Cesenatico: «Non ha piovuto tanto cosicché fiumi e canali sono in secca, non portando azoto e fosforo in mare la concentrazione il livello di clorofilla in acqua si abbassa, causa la presenza di meno fitoplancton, quindi all’occhio del turista medio tutto appare tanto più bello, piacevole e limpido. Non dimentichiamo, tuttavia, che alghe e fitoplancton sono anche alla base della catena alimentare e quindi della biodiversità e della pescosità di questa parte dell’alto Adriatico, che è tutto tranne un esteso mare».

Ciò avvalorato dai dati che arrivano del battello oceanografico Daphne II dell’Arpae, che esegue analisi del mare da 500 metri dalla costa fino a 10 chilometri al largo. La biologa marina Cristina Mazziotti di Arpae conferma come la trasparenza raggiunga i 3 metri; è ancora nei primi 400 metri dalla riva si scorga il fondale, questo almeno nella parte più a sud della costa. Mentre il livello di clorofilla “a” si mantenga basso, con un buon livello di ossigeno disciolto il che mette al riparo da situazioni di ipossia. La temperatura considerato il surriscaldarli del clima non è altra si mantiene stabile attorno ai 26 gradi.

Il bollettino Arpae- Daphne numero 18, quello che precede di qualche giorno il Ferragosto, parla di come “nell’area più settentrionale si rilevano ancora bassi valori di salinità per il perdurare di apporti di acque dolci dal bacino padano. Nelle stazioni più in costa, tra foce Reno e Lido delle Nazioni, le concentrazioni di clorofilla “a” (indice trofico, ndr) si attestano intorno ai 10 microgrammi litro per la presenza di fitoplancton appartenente al genere Thalassiosira, che contribuisce anche a diminuire la trasparenza delle acque. Nell’area centro meridionale (da Cesenatico a Cattolica) invece i valori si mantengono medio bassi, con una salinità alta (in media pari a 35 psu a sud anziché i 27 a Nord). La trasparenza risulta elevata sia in costa che al largo”.

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